Vado a correre, torno per cena
A mettere il naso fuori dalla finestra, incontro con gli occhi un prato tagliato a metà dal sole, che termina in fondo, laggiù, in una gran boscaglia di rovi e piante bucate dai picchi, oltre un canale che non vedo dove si nascondono vecchie lepri che i cacciatori si ostinano a cercare senza risultati. Oltre ancora, le nuvole minacciano di aprirsi di colpo, accecando quel po’ che si adocchia della campagna ancora serena. Mi vengono in mente le coincidenze che portano a scrivere l’ultima pagina, tutte insieme contemporaneamente le infinite combinazioni che mi hanno messo qui sulla sedia a scrivere, le fatalità, le concomitanze, gli incontri che visti da lontano sembrano sincronizzati uno con l’altro, come ballerine, una memoria col tutù. > continua a leggere















