scrittorincittà

scrittorincitta 15novembre03

Un tema ogni anno a fare da filo conduttore. Dalla prima edizione, del 1999: Letterature tra nord e sud, Il viaggio e il sogno, Isole, Paure, Confini, I luoghi della libertà, Passioni, 2007: In questo preciso momento, 200∝: Ai bordi dell’infinito, Luci nel buio, Idoli, Orizzonti verticali, Senza fiato, Terra, terra! Più di cento autori che ogni anno incontrano altri autori e altri libri, e presentano a un pubblico partecipe i loro ultimi lavori, freschi di stampa, offrendo la loro personale interpretazione del tema conduttore dell’edizione. Una serie di dibattiti, tutti a più voci, per far sì che gli incontri non siano una semplice presentazione-promozione editoriale, ma un’occasione di confronto e crescita, per chi ascolta e per chi interviene. Un luogo fisico per l’evento, il Centro Incontri della Provincia, che è nucleo geografico e istituzionale della manifestazione e della città, che ospita la maggior parte dei dibattiti e che si anima di una libreria appositamente allestita e di uno Spazio Ragazzi; un luogo fisico che per i quattro giorni della manifestazione diventa crocevia, festa, spazio d’elezione per i cittadini e per i lettori di tutte le età. Una corona di piccoli e grandi punti d’incontro, pubblici e privati, che partecipano attivamente alla manifestazione concedendo i propri spazi, il proprio pubblico, e la propria storia: Società Operaia, Casa Galimberti, Circolo ‘l Caprissi, Cinema Monviso, Palazzo Comunale, Teatro Civico Toselli, Teatro Officina, Sala San Giovanni… E poi il Teatro, con grandi eventi in prima nazionale e spettacoli per bambini e ragazzi, e musica, con musicisti e scrittori (magari musicisti scrittori), per le serate dopoteatro.

2016
Ricreazione – 16-21 novembre

  • Le novità, il rinnovamento, il senso della fantasia, della creatività, della creazione in genere. L’idea che sta alla base di una speranza: creare e ricreare non sono verbi qualsiasi ma danno un gusto originale alle cose, ossia permettono di modificare il mondo, migliorandolo e rendendolo più vivo e vivibile. Ri-creare modifica l’idea di tempo: il tempo diventa una occasione per dire, annunciare, raccontare, il tempo è qualcosa in movimento, che anticipa il futuro e diventa aspettativa, attesa, voglia di fare ma soprattutto di diventare. Inventare e diventare possono risollevarci, rialzarci. Se COLORI (2014) era dedicato all’espressione di sé e alla bellezza dell’incontro, DISPARI (2015) all’identità e alle passioni/difficoltà del presente, RICREAZIONE rappresenta il terzo passaggio, dedicato al futuro, alla vita che verrà. La RICREAZIONE è quella scolastica: un momento di pace tra un impegno e l’altro, dedicato agli amici, al nutrimento, a staccare, a giocare. Ma anche a ricaricarsi per impegnarsi di nuovo, appena dopo. È un tempo positivo, non è un passatempo. Serve a rigenerarsi, ossia a ri-creare se stessi. È quello che fanno i libri: sono attimi di pausa, di silenzio, di stacco dal tran tran degli impegni. Ma servono a impegnarsi di più, a creare se stessi. A cambiarsi, ossia a crescere. Vogliamo che la novità scandisca il nostro tempo.

  • La maestra Agnese non sembra per niente simpatica. ma c’è una cosa invece nella quale la maestra Agnese è bravissima: raccontare le storie della Bibbia. Nella sua bocca, le parole della Bibbia si trasformano come per una magia e diventano avventure meravigliose. Certe storie ti fanno passare il tempo in fretta e in allegria, ma ci sono anche certe storie che ti salvano la vita. È quello che accade a tre ragazzi, studenti di agnese, proprio quando a roma, la loro grande città, arrivano le leggi razziali contro gli ebrei… Con tutta la passione di una scrittrice che in quei giorni c’era, Lia Levi (Quando tornò l’Arca di Noè, Piemme) ci racconta tutto per filo e per segno. Dialoga con lei Matteo Corradini (La Repubblica delle farfalle, Rizzoli).
  • Giovanni va a prendere il gelato. – Cono o coppetta? – Cono! – Ma se il cono non lo mangi. – E allora? Neanche la coppetta la mangio! Giovanni è così. È un bambino diverso, è nato diverso e lo si nota. Ma da diverso a speciale il passo non è breve ed è quello che hanno vissuto la testa e il cuore di Giacomo. Suo fratello Giovanni è nato down, una parola che Giacomo ha dovuto imparare bene. Un fratellino coi superpoteri? Un fratellino da aiutare? Un fratellino come gli altri? Chissà. Fatto sta che Giacomo Mazzariol (Mio fratello rincorre i dinosauri, Einaudi) ha deciso di raccontarlo e di raccontarsi, perché tra fratelli ci si capisce sempre. E quando ci si capisce bene, qualsiasi vita diventa straordinaria. Con lui Matteo Corradini.
  • I pensieri di Euridice. Le parole di Euridice. Le scuse di Euridice. La musica che Euridice sente mentre ripensa a Orfeo. Orfeo che si avventura negli inferi per salvare la sua bella. Orfeo che canta, Orfeo che è famoso, Orfeo che non si deve voltare, pena la fine del sogno e l’addio all’amata. Lo struggente monologo scritto da Claudio Magris in Lei dunque capirà (Garzanti) ci porta nel mondo del mito rendendo Euridice una sorella che si confida. Le parole lette dalla voce di Michela Murgia (Futuro interiore, Einaudi), si intrecciano ai pezzi originali composti dai musicisti del Conservatorio G.F. Ghedini. Musiche di Paolo Minetti, Cristina Noli, Simone Longo, Alessio Dutto, Edoardo Dadone, Federico Piccolo, Lorenzo Subrizi, Gian Paolo Marinelli, Giorgio Planesio. Andrea Pietrobon e Valeria Delmastro, arpa. Ilaria Bellone e Lorenzo Mameli, flauto. Silvio Gallesio, clarinetto. Federico Piccolo, celesta. Matteo Lerda, Giorgio Calvo, Umberto Leon Calosso, percussioni. Paolo Minetti, Direttore. Regia di Matteo Corradini.
  • Dalla ricreazione alla creazione, dalla creazione all’evoluzione, dall’evoluzione alla ri…evoluzione, fino alla rivoluzione. Non c’è un istante di tranquillità nella storia dell’umanità, per mangiarsi un panino o farsi un’ora di sonno. E un panino è più creativo o più evolutivo? Chiediamolo a Telmo Pievani (Sulle tracce degli antenati, Editoriale Scienza) e con lui facciamo un salto indietro nel tempo, fino a qualche milione di anni fa, per scoprire cose inattese e inimmaginabili e vedere che anche l’evoluzione sa essere creativa e pure rivoluzionaria! Con lui Matteo Corradini.
  • Disorientato e reso smemorato dopo un’aggressione, Agostino cerca di ricomporre la memoria partendo dagli oggetti della propria famiglia. Vive sospeso, come un sonnambulo, alla ricerca di una storia perduta, in attesa di una sorpresa che arriverà e gli cambierà definitivamente l’esistenza. Sul confine sottilissimo tra le parole e la musica ci spinge Pacifico (Ti ho dato un bacio mentre dormivi, Baldini & Castoldi), nome d’arte del cantautore e dell’autore di pezzi celebri per Zucchero, Gianna Nannini, Malika Ayane…, ci regala un romanzo che è anche una prova di coraggio. Tra realtà e futuro, la voglia che un uomo ha di continuare a sognare, senza pensare a chi è ma soltanto a chi sarà. Dialoga con lui Matteo Corradini.
  • Il Palmiro lo conoscevano tutti. L’Aldo nessuno. Lo chiamano Aldino, anche quando è un uomo adulto. Il Togliatti era celeberrimo: c’è perfino una città in Russia, in suo onore. L’Aldo no. Chi era Aldo? Era il figlio di Palmiro Togliatti, il figlio del Migliore. La sua è una storia di solitudine, timidezza e follia gentile. Frequenta la scuola dei dirigenti di partito, in Russia. Scompare dopo i funerali del padre, afflitto da problemi di salute mentale. Vive con la madre a Torino. Poi a Modena in casa di cura, per 31 anni. Ma chi era veramente? Ce ne parla Massimo Cirri (Un’altra parte del mondo, Feltrinelli), psicologo e conduttore radiofonico (Caterpillar su Radio2). Dialoga con lui Matteo Corradini.
  • Se ne parla ormai da una ventina d’anni, forse di più, e più o meno sempre negli stessi termini. Perché ha in sé qualcosa di brillante e di positivo, perché ci rassicura, perché – come si dice di certi colori – “sta bene su tutto”. Eppure, tutt’altro che la soluzione di ogni cosa (o almeno di molto), la creatività è una cosa seria: “Quella possibilità che sta tra il cuore e il cervello, esige uno stato di non controllo”. In Dire fare baciare. La creatività è dall’altra parte del vento (Rizzoli), Oliviero Toscani (con Marco Rubiola) l’ha osservata, l’ha indagata e – oltre ad averle dedicato una vita intera – ne ha evidenziato la straordinaria complessità. A Cuneo ce la racconta, insieme a Matteo Corradini.
  • Lorenzo, Blu e antonio hanno molte cose in comune: hanno sedici anni, frequentano la stessa classe nello stesso liceo in una piccola città del nord est, hanno ciascuno una famiglia che li ama. E tutti e tre, anche se per motivi differenti, finiscono col venire isolati dagli altri coetanei. La loro amicizia li aiuta a resistere, fino a quando le meccaniche dell’attrazione e la paura del giudizio altrui non li colgono impreparati… Liberamente tratto dall’omonimo racconto scritto da Cotroneo e pubblicato da Bompiani, Un bacio, prodotto da Indigo Film e Titanus, è un film sull’adolescenza, sulle prime volte, sulla ricerca della felicità, ma anche sul bullismo e sull’omofobia; sui modelli e sugli schemi che impediscono, soprattutto ai ragazzi, di essere felici, di trovare la strada della loro singola, particolare, personale felicità e realizzazione. Alla visione del film seguirà l’incontro con Matteo Corradini. L’iniziativa rientra nel progetto contro il bullismo Un bacio experience promosso dal miur con Indigo Film, Titanus, Lucky red, agiscuola e Corecom Lazio.

2015
Dispari – 11-15 novembre

  • Anno dispari, edizione dispari di scrittorincittà. DISPARI è un’idea prima d’essere una parola. Ci parla di uno squilibrio, che ci sbilancia verso l’altro. O verso noi stessi.
    Nel bene e nel male. DISPARI è fragilità, a volte precarietà. Come vengono raccontate, nei libri, le disparità? Come le disparità diventano dialogo? Come esistono in noi, le disparità? E soprattutto: abbiamo intenzione di parificarle?
    DISPARI è uno scarto con la normalità. Ogni genio è un dispari rispetto al flusso usuale delle cose, è un salto, è dinamismo, è una figura non allineata che porta energia e freschezza. Sentiamo il bisogno di sentirci dispari, di camminare con un piede solo in terra. DISPARI è un valore: siamo pronti a cambiare? Davvero pronti? C’è una nuova identità sulla quale riflettere? Ma DISPARI è anche disparità, disparità alimentari, sanitarie, disparità sociali fortissime che generano dolore, guerre, migrazioni. La povertà è disparità, e non occorre andare troppo lontani per trovarla e vederla. Anche la libertà ci interpella nella sua disparità.
    DISPARI è mistero e anche bellezza. Tutta l’arte ha in sé questo squilibrio, senza il quale nemmeno esisterebbe. DISPARI è un’idea di futuro. Sì, ma quale? Come lo immaginiamo?
    Se si è soli, si è dispari: è matematico. Ogni volta che incontriamo un altro, in fondo accettiamo uno squilibrio, accettiamo di sbilanciarci. Un festival genera per forza disparità buona, bella. A conti fatti, tocca a tutti.
    DISPARI è come un incipit. E i nostri amati libri cominciano in pagina dispari, no?

  • Sarà un caso che Albert Einstein è nato il quattordici di marzo, mese 3, giorno 14, giorno del pi greco? Se fosse, varrebbe la pena festeggiare, come ogni volta che quel numero, così piccolo e così lungo dopo la virgola, ci risolve un problema. Con la partecipazione eterea di Archimede, Pitagora, Eratostene, Talete e, chissà… forse pure Einstein. Tra cerchi e triangoli, formule e calcoli, un incontro a quadretti per chi ama dare i numeri, che alla fine magari ci si capisce qualcosa. Con Anna Cerasoli (Tutti in festa con Pi Greco, Editoriale Scienza 2015).

  • C’è così tanto da ridere anche se non c’è nulla da ridere, nell’arruffato mondo di Manolito Quattrocchi, che è un po’ come il mondo di casa tua. I grandi, i piccoli, gli amici, quegli altri, il condominio, il nonno, le femmine… Nulla di strano, tutto di strampalato. Perché fa le cose sul serio, Manolito, tanto sul serio che non può che scapparti da ridere. E chissà se anche Elvira Lindo (Manolito on the road, Lapis 2015), mentre scriveva le sue storie, si fermava ogni tanto per farsi una bella risata. A leggerle, quelle storie, di risate ce n’è una in ogni pagina, anche se non c’è niente da ridere. Con lei Matteo Corradini.

  • Non c’è un posto dove la gente non litiga mai, ma c’è un paese dove la gente litiga di continuo. E in quel paese arriva un giudice che cerca di mettere tutto a posto a modo proprio, dà consigli pazzi e soprattutto emette sentenze imprevedibili. Tutti si aspettano da lui un po’ d’ordine, ma quel che il giudice cerca è la giustizia, una cosa forse facile da spiegare ma così complicata da mettere in pratica: bisogna mettersi nei panni di un altro, ed è sempre un problema. Luciana Breggia (Il giudice alla rovescia, Einaudi Ragazzi 2015) ci racconta una storia fuori dagli schemi e mette alla prova la nostra umanità. La accompagna Matteo Corradini.

  • Addolorati e interpellati dagli eventi drammatici accaduti ieri a Parigi, abbiamo sentito ancor più forte la responsabilità di ascoltarci, stringerci. Ci troveremo al Teatro Toselli di Cuneo. Prenderanno la parola gli autori francesi impegnati al festival, Jean-Paul Didierlaurent e Pef, con le istituzioni pubbliche. Il maestro Ramin Bahrami suonerà l’Aria dalle Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach. Desideriamo condividere il dolore e il desiderio di restare umani, e di rimanere uniti.
  • Autismo vuol dire tutto e niente, ma è la parola che i medici appiccicano a Temple Grandin, una bambina troppo chiusa in se stessa. Ma Temple cresce e diventa una ragazzina ostinata e poi una studiosa conosciuta nel mondo per le sue straordinarie ricerche sugli animali allevati per nutrirci. Beatrice Masini e Vittoria Facchini (Siate gentili con le mucche, Editoriale Scienza 2015) raccontano la storia di Temple Grandin, tra le più note personalità affette da autismo. Una donna che non ha voluto diventare prigioniera del proprio destino, e che ha cambiato il nostro mondo. Con loro Matteo Corradini.

  • Fuggito dall’Iran, il padre incarcerato e la libertà perduta, è arrivato in Germania passando per l’Italia: il grande pianista Ramin Bahrami (Nonno Bach, Bompiani 2015) sa che la musica non ha confini e non li hanno nemmeno i musicisti. Soprattutto quando a tenerli vivi è una passione, qualcosa che apra il cuore. Per Bahrami tutta la forza viene da Johann Sebastian Bach, che il pianista racconta con le parole ma anche con le mani che suonano. Una chiacchierata un po’ suonata, e si comincerà con la domanda più difficile e semplice insieme: tu chi sei? «Io sono Nonno Bach». Lo ascolta e lo accompagna Matteo Corradini.

  • I libri spesso sono eredità di chi ci ha preceduto, sono lasciti di pensieri che vengono da lontano nel tempo. L’ebraismo piemontese è percorso da generazioni di storie raccolte tra le pagine dei volumi più diversi: a ricordo del fratello Davide, Alberto Cavaglion li ha raccolti e li raccoglierà accanto alla Sinagoga di Cuneo, e un luogo storico della città diventerà una nuova casa per i libri ebraici, una bellissima iniziativa da presentare e di cui discutere con l’aiuto del biblista Piero Stefani, che ci condurrà in un viaggio tra le pagine del “popolo del libro”. Per raccontarci ancora di chi eravamo. E di chi saremo.

  • Portatori di storie emblematiche di bellezza e di difficoltà, osservatori di tabù sessuali che la società fatica a rimuovere e che molti non ammettono, nemici giurati del “si è sempre fatto così”, in modi diversi e a tratti opposti affrontano la propria identità, anche letteraria, con abnegazione e coraggio. Sono Carlo G. Gabardini (Fossi in te io insisterei: lettera a mio padre sulla vita ancora da vivere, Mondadori 2015) e Piergiorgio Paterlini (Lasciate in pace Marcello, Einaudi 2015 – I brutti anatroccoli. Dieci storie vere, Einaudi 2014) che dialogano partendo dalle loro vite vere, e dalle vite che hanno vissuto negli altri ascoltandoli, empatizzando e andando ben oltre l’idea di “coming out”. Modera Matteo Corradini.

  • Dal 17 febbraio 1992 è passata una vita: quel giorno viene ricordato da tutti come il primo dell’inchiesta “Mani Pulite” che per la prima volta scoperchiò in Italia la corruzione politica e le tangenti. L’ex giudice e sostituto procuratore della Repubblica di Milano Gherardo Colombo (Lettera a un figlio su Mani Pulite, Garzanti 2015) racconta quel tempo drammatico e carico di speranza, i protagonisti, il metodo investigativo, l’etica che spingeva verso un’Italia diversa. Per capire i motivi di un sogno irrealizzato e dialogare insieme sulla concretezza della giustizia. Lo accompagna l’incensurato Matteo Corradini.

2014
Colori – 12-16 novembre

  • Il colore è immagine, il colore è bellezza, il colore è anche pura apparenza. Il colore è natura, è arte. Ma i colorisui quali ci interroghiamo non c’entrano solo con la vista: sono l’idea che ci facciamo delle cose, sono i colori della mente, dei pensieri. Sono i colori delle emozioni e degli stati d’animo. Il colore diventa un riflesso di quel che proviamo, sentiamo, percepiamo. I colori non c’entrano con la superficie delle cose ma riguardano l’interno. È tutto un viaggiare dentro di sé, questo scrittorincittà, con gli occhi e le orecchie aperti a cogliere le espressioni che vengono da dentro e appaiono fuori. Il colore non è una passata di vernice, non è ritinteggiare il garage dell’anima. I coloric’entrano coi libri tanto quanto c’entrano con l’arte: tutti i libri, anche i moltissimi scritti nero su bianco, sono in verità colorati negli occhi dei lettori, e si accendono appena dietro gli occhi, là dove si forma l’immagine del mondo e con essa l’idea che noi ne abbiamo. E quando i libri sono bianchi e neri lo sono per scelta. Il colore ti interroga, ti chiede di dare un nome a quello che pensi, ti chiede di sbilanciarti. È una tra le prime scelte dei bambini, è quel che impensierisce e appassiona gli adulti. Il coraggio, in fondo, è osare abbinamenti impensati. Interrogarsi sui colorisignifica soprattutto interrogarsi su di noi, sulle donne e sugli uomini, sui ragazzi. Sull’umanità intorno, viva e per questo colorata. E colorata, e per questo viva.

  • Un incontro laboratorio per chi gestirà gli account Facebook e Twitter di scrittorincittà. Con la redazione dei volontari social: giovani agguerriti armati di melafonino!

  • Il colore nella mistica ebraica ha una importanza fondamentale: dal rosso della terra di adamo al bianco del lebbroso, dal colore della creazione agli infiniti colori delle parole, vero nutrimento per il mistico, dalle ali degli angeli ai piedi degli uomini. Un viaggio dove il colore è uno spunto per ritrovarsi e ritrovarlo là dove sembrava più fioco, spento. Un percorso dove il colore è punto di partenza e di arrivo, condotti per mano da haim baharier (la valigia quasi vuota, garzanti 2014) e dalle sue narrazioni. Perché nella mistica ebraica perfino il buio del nero è ricco di luce: basta saperlo guardare con occhi pieni di libertà.

  • Al leone manca il coraggio. All’uomo di latta manca il cuore. Allo spaventapasseri manca il cervello. A dorothy manca una casa. Di chi stiamo parlando? Proprio di loro, degli avventurieri del regno di oz che viaggiano in lungo e in largo per trovare il mago più potente di tutti i libri. O forse solo il più ciarlatano. E tu a chi somigli di loro? E a te cosa manca? Lo racconteremo a parole ma soprattutto a colori e forme con un video realizzato con pochissimo tempo ma moltissima passione. E un po’ di magia. In viaggio sul sentiero dorato con matteo corradini (la pioggia porterà le violette di maggio, einaudi scuola 2014). Laboratorio a 75 anni dal film il mago di oz (usa, 1939).

  • Chi legge – non è una novità – vive due volte. E chi scrive, allora, quante volte vive? Vive la vita di Charline e anche quella di Esteban? Quella di charity o quelle di Siméon, Morgan e Venise? Non è sufficiente una vita da Marie-Aude e basta? A parlarne con noi la scrittrice, proprietaria del nome e delle storie che racconta, delle vite dei suoi personaggi e della propria, di vita, da narrare. Marie-Aude Murail (Mio fratello Aimple, Giunti 2009; Oh, boy!, Giunti 2008) è tante pagine di un libro, con il suo sorriso soave in copertina, o tanti libri messi insieme; lo scopriremo insieme, per vivere un po’ anche noi, come nelle letture migliori, un piccolo brano della sua vita. Dialoga con lei Matteo Corradini (Annalilla, Rizzoli 2014).

  • I comitati di lettura incontrano gli scrittori segnalati nell’edizione 2013/2014: Maurizio Assalto (Se verrà domani, Cairo 2013), Tijana M. Djerkovic (Inclini all’amore, Playground 2013), Matteo Corradini (La repubblica delle farfalle, Rizzoli 2013) e Daniele Bresciani (Ti volevo dire, Rizzoli 2013). Partecipa Isabelle Stibbe (Bérénice 34-44, Serge Safran 2013) tra i vincitori del Festival du Premier Roman de Chambéry 2014.

  • Premiazione della XVI edizione: con Maurizio Assalto (Se verrà domani, Cairo 2013), Tijana M. Djerkovic (Inclini all’amore, Playground 2013), Matteo Corradini (La repubblica delle farfalle, Rizzoli 2013) e Daniele Bresciani (Ti volevo dire, Rizzoli 2013). Partecipa Isabelle Stibbe (Bérénice 34-44, Serge Safran 2013) tra i vincitori del Festival du Premier Roman de Chambéry 2014.

  • La violenza è in tivù. La violenza è per strada. A volte, raramente, la violenza è anche in casa. Mascha, 13 anni, passa l’estate dai nonni, in una pacifica cittadina di provincia e conosce un giorno Max e Julia, fratello e sorella più piccoli di lei. Sono bambini diffidenti, solitari. Proprio come Mascha, che si rende presto conto del loro terribile segreto: hanno lividi sul corpo, qua e là, e parlano chiaro e tondo di violenza. Di violenza domestica, tra le pareti di casa propria. Mascha non sa cosa fare, e nemmeno noi: la violenza ci blocca, ci lascia senza parole. Proveremo a trovarle insieme a Susan Kreller (un elefante nella stanza, Il Castoro 2014). Con lei, Matteo Corradini. Incontro realizzato in collaborazione con il Goethe-Institut Italien.

  • Il mistero e la bontà dell’universo entrano dentro di noi con i loro colori. La nostra interiorità è composta da gioie e dolori, in un equilibrio apparentemente precario: per mettere ordine nei colori della nostra anima è necessario seguire il senso delle cose, trovarne uno quando pare non esistere, e affrontare la sofferenza senza rabbia ma con molta forza. Una forza colorata, che viene da dentro, e che può essere espressa con leggerezza e familiarità anzitutto raccontando e raccontandosi. Un percorso pieno di domande e senza risposte pronte, guidati dalla voce di Barbara Pozzo (La vita che sei. 24 meditazioni sulla gioia, Bur 2014) per guardare la realtà, fermarsi per riflettere, abbracciare la prospettiva dell’amore, entrare in contatto con noi stessi. In qualsiasi modo, in qualsiasi momento, nel giorno di colore che uno ha. Dialoga con lei Matteo Corradini.

  • Due lager, due storie parallele e opposte. Con l’invasione della Francia da parte dell’esercito di Hitler, in Alsazia vengono aperti due lager: Schirmeck e Natzweiler. Il medico virologo Eugen Haagen li userà come laboratori per praticare esperimenti medici utilizzando gli internati come cavie. Lì verranno rinchiusi alcuni adolescenti che hanno dato vita a un’organizzazione di resistenza al nazismo in Alsazia: i ribelli della “mano nera”. Le vicende del medico nazista e dei giovani oppositori si intrecciano in un luogo di dolori e angoscia, mostrandoci due colori, due modi opposti di intendere il futuro, la vita, le vite. Frediano Sessi (Mano nera. Esperimenti medici e resistenza nei lager nazisti, Marsilio 2014) ci spalanca gli occhi davanti a un episodio sconosciuto della storia umana, là dove i giovani hanno rappresentato una vera, coraggiosa speranza.

  • A volte ribellarsi vuole dire soltanto vivere. È quel che succede a Mirko e Tommaso, fratelli giovani rimasti orfani che dovrebbero lasciare la loro casa per trasferirsi da uno zio: non vogliono, non vogliono per niente al mondo abbandonare la loro vita. Rigano dritto. Vanno a scuola. Ci provano. Finché qualcosa taglia in due la loro storia: greta, con cui Mirko vuole fuggire, con cui Mirko vuole passare una notte, con cui Mirko vuole andarsene a madrid con la scusa di vedere la finale di champions. È l’inizio di un viaggio ed è la fine di un equilibrio. Perché la vita non è sempre d’accordo con noi su quello che ci spetta. A chi non è successo? Tra dolore e speranza, ognuno potrà raccontare un pezzo del proprio viaggio o della propria fuga a Giorgio Ccianna (Qualcosa c’inventeremo, Einaudi 2014). Perché per fare un passo, in fondo, devi saper perdere l’equilibrio.

2013
Terra, terra! – 13-17 novembre

  • Strilli Terra, terra! di lassù e la terra che vedi distante è la terra più prossima a te, giacché ogni terra è lontana o vicina, a seconda da dove si parte o dove si vorrebbe arrivare, ma nessuna è troppo vicina o lontana, se c’è una storia da raccontare. Un racconto, che è un viaggio e una traversata, e unisce le terre che separa, come l’acqua del mare. Strilli Terra, terra! e speri nel vento, che ti accompagni e ti spinga, che sia brezza o tramontana, che poi ogni bonaccia è inizio di una burrasca e ogni tempesta anticipa la quiete; ogni arrivo è un punto di partenza e chi sta fermo, in realtà fermo non è. C’è chi vira di qua per andare di là e chi viaggia senza meta, sicuro di arrivare puntuale. Strilli Terra, terra! ed è uno scoglio che ti intralcia il cammino, o solo la punta di un iceberg e chissà se Atlantide è sotto di te… Sussurri Terra, terra! con un filo di voce, per non disturbare chi, accanto a te, sta leggendo in silenzio e continua il suo viaggio. E chissà su che rotta naviga chi ti sta a fianco, e se mai si incontreranno anche le vostre storie. A volte è la Terra che sussurra, o che strilla e tu, se la senti, provi ad ascoltare. Una Terra, un mondo intero, un universo o un cassetto. Prendi un foglio di carta, non troppo piccolo, non troppo grande, lo pieghi a metà, poi pieghi i due angoli, anch’essi fino alla metà, giri i lembi, nascondi le abbondanze e ottieni un bel triangolo di carta, rettangolo e isoscele. Lo apri con cautela, il dito nella piega e, spingendo, ti si schiude un quadrato; di nuovo pieghi i lembi e di nuovo hai un triangolo e di nuovo il dito e di nuovo il quadrato. Afferri le due cime lassù e divarichi. Se tutto va bene hai la tua barchetta e puoi partire, o farti raccontare una storia e alla fine… Alla fine strilli Terra, terra! e il tuo dito sono le onde, il tuo alito il vento e il mondo intero è il tuo mare. Buon viaggio, buone letture, buon vento, buoni approdi e buone partenze.

  • Un incontro laboratorio per chi gestirà gli account Facebook e Twitter di scrittorincittà. Con la redazione dei volontari social: giovani agguerriti armati di melafonino!

  • Scrittorincittà inaugura la sua XV edizione con Franco Cordero (Morbo italico, Laterza 2013), che ci offre ancora una volta un’analisi lucida e sferzante di quello che siamo, dello stato del Paese, delle sue Istituzioni, dei suoi valori e dei suoi vizi, che non sembrano molto cambiati rispetto al tempo in cui i morbi ispanici e gallici, cinquecento anni or sono, causarono immani danni, non solo materiali. Possibile che non ci sia rimedio alla perenne immaturità dell’Italia e degli italiani? Introduce Alessandro Spedale.

  • Colonie estive, scuole, oratori, bar, officine, campi e garage sono i luoghi dell’infanzia di Giacomo Poretti (Alto come un vaso di gerani, Mondadori 2012). E i nostri sono differenti? Probabilmente no, è solo diverso l’occhio che ci spinge a guardarli. Perché guardare al proprio passato è un’operazione triste e malinconica se non si applica tanta, tantissima ironia. Con l’ironia può essere perfino divertente scavare e scavare e andare a cercare quel ricordo che, ecco, ci svela chi siamo e come siamo diventati proprio così. Un dialogo serenamente ondivago con uno dei comici italiani più impegnati e sensibili: più sei piccolo, più il cielo ti sembra grande. Dialoga con lui Matteo Corradini.

  • La visione celeste del pianeta azzurro sul palco del teatro Toselli, con le immagini dallo spazio e la vista del pianeta da una prospettiva privilegiata, per farne un check up galattico. La visione mistica di un pianeta mitico, con le immagini letterarie e spirituali da una prospettiva narrativa, per farne un ritratto romanzesco. La visione surreale di un pianeta un po’ reale e un po’ no, con le immagini e le atmosfere di un artista del colore e del suono delle parole, per farne un ritratto un po’ sognato e un po’ no. Con Umberto Guidoni (Dalla terra alla luna, Di Renzo Editore 2011), astronauta, Michela Murgia (Ave Mary, Einaudi 2011), scrittrice, Linda Sutti, cantautrice (Some songs in C., 2012), Gek Tessaro (Il cuore di Chisciotte, Carthusia 2011), artista. A unire gli elementi scientifici e non, Andrea Valente (Così extra, così terrestre, Editoriale Scienza 2013).

  • Riesci ugualmente ad amare la tua terra d’origine anche quando tutto sembra odiarti? Riesci a rimanere legata al luogo da cui vieni anche quando tutto congiura contro di te? Anche quando scopri di essere destinata a sposare un uomo che non solo non ami, ma nemmeno conosci? Quando scopri che basta cambiare sponda del Mediterraneo per allontanarti dall’amore? E ciononostante amare ancora la Siria, la tua terra, la tua gente, i tuoi profumi? E se l’unica soluzione fosse sparire, fuggire più lontano possibile? Amani El Nasif e Cristina Obber (Siria mon amour, Piemme 2013) raccontano in prima persona il viaggio drammatico e nostalgico di chi ha vissuto la cosiddetta primavera araba anzitutto dentro di sé. Con loro Matteo Corradini.

  • Tutti conosciamo Giuseppe Verdi, perlomeno di nome. In ogni città c’è almeno una via dedicata a lui. E poi chi non conosce “Va’ pensiero, sull’ali dorate / Va, ti posa sui clivi, sui colli / Ove olezzano tepide e molli / L’aure dolci del suolo natal”? Chi ci capisce qualcosa? Ma Verdi era una personalità davvero speciale e piena di sorprese, anche strambe. Così vale la pena di ascoltare la sua storia raccontata da tanti punti di vista attraverso la voce di una scrittrice innamorata della musica lirica come Serena Piazza (Voci su Verdi, Rizzoli 2013): dopo tante vie, una piazza dedicata a Verdi! E insieme alle voci su Verdi, varrà la pena di assaggiare le sue musiche suonate dai musicisti del Conservatorio “G.F. Ghedini” di Cuneo (Alessandra Torrani, soprano; Daniela Quaglia, soprano; Giovanni Damiano, pianoforte). Dialoga con l’autrice Matteo Corradini.

  • Assaf Gavron, probabilmente la voce migliore della nuova letteratura israeliana, ambienta il suo nuovo romanzo (Idromania, Giuntina 2013) in un futuro immaginato come colpito da un’enorme siccità. È un thriller-giallo dedicato all’acqua per parlare di cosa rimane se l’acqua non c’è più: terra. Ma terra arida, difficile, bellicosa. E sembra che l’aridità colpisca anche le persone nel cuore, rendendolo duro e inumano. Nel futuro immaginato, ma anche oggi. Oggi quali siccità viviamo? Da noi, altrove, nella Terra di Israele… Un dialogo tra futuro e presente con un esperto di cultura israeliana come Giulio Busi (Lontano da Gerusalemme, Einaudi 2003 e La Qabbalah visiva, Einaudi 2005): per parlare di fiori quando i fiori non crescono. Con loro, Matteo Corradini.

  • Giorgio Perlasca è “lo Schindler italiano”, Giusto tra le Nazioni per aver salvato più di cinquemila ebrei ungheresi sotto l’occupazione nazista a Budapest, durante la Seconda guerra mondiale. La sua storia è nota da pochi anni e un lungometraggio ha contribuito a rendere celebre la sua figura. Ma ancora molto c’è da scoprire e soprattutto molto occorre riflettere. Diceva Perlasca: «Vorrei che i giovani si interessassero a questa mia storia unicamente per pensare, oltre a quello che è successo, a quello che potrebbe succedere. Vorrei che sapessero opporsi a violenze di quel genere». Per rendere giustizia ai giusti, ne parliamo con il figlio Franco Perlasca. Con lui Matteo Corradini.

  • Prima delle chiacchiere sull’omosessualità ci sono le riflessioni sulla propria identità sessuale. Prima degli stereotipi e dei dolori, ci sono le persone con la loro storia e la loro unicità. Il sesso ci definisce? Certamente un po’ sì. Ma se la nostra identità o l’identità di altri non ci rasserena, vale la pena di parlarne. Antonello Dose è voce del Ruggito del Coniglio (Radio2) ed è soprattutto un uomo che ha vissuto in prima persona le domande forti sulla propria identità in questa terra accogliente ma anche chiusa e diffidente. Una identità personale che passa per i gusti, gli orientamenti, i sensi di colpa, la fede religiosa. E naturalmente anche per il sesso. Con lui Matteo Corradini.

  • Il sesso ci definisce? Dice chi siamo? Certamente. Ma se la nostra identità o l’identità di altri non ci rasserena e diventa problema, insulto, disvalore, è meglio fermarsi a parlarne. Antonello Dose è voce del Ruggito del Coniglio (Rai Radio2) ed è soprattutto un uomo che ha vissuto in prima persona le domande forti sulla propria identità in questa terra accogliente ma anche molto chiusa e diffidente. Prima delle chiacchiere sull’omosessualità ci sono le riflessioni sulla propria identità sessuale. Prima degli stereotipi e dei dolori, ci sono le persone con la loro storia e la loro unicità. Una identità personale che passa per i gusti, gli orientamenti, i sensi di colpa, la fede religiosa. E naturalmente anche per il sesso. Dialogherà con lui Matteo Corradini.

  • La terra e la mistica, la mistica della terra. La terra di Adamo, la terra del Golem, la terra come geografia ebraica o confine, limite, base sulla quale costruire per poi andarsene. La terra di chi deve fuggire, la terra che non c’è, la terra dell’Eden… E poi le parole ebraiche che rimandano a un altrove da scoprire, da volere e da voler conoscere: la Qabbalah ebraica ha affrontato il simbolo della terra nelle sue innumerevoli forme. Perché la terra è vita, e la terra siamo noi. Un viaggio tra terre e parole con Giulio Busi (La Qabbalah visiva, Einaudi 2005), uno degli studiosi di mistica ebraica più riconosciuti in Europa. Con lui Matteo Corradini.

  • Diceva Giorgio Perlasca: «Vorrei che i giovani si interessassero a questa mia storia unicamente per pensare, oltre a quello che è successo, a quello che potrebbe succedere. Vorrei che sapessero opporsi a violenze di quel genere». La sua è una storia nota ma mai scoperta fino in fondo: Giorgio Perlasca è “lo Schindler italiano”, Giusto tra le Nazioni per aver salvato più di cinquemila ebrei ungheresi sotto l’occupazione nazista a Budapest. C’è ancora tanto da ricordare e su cui riflettere perché il mondo è cambiato ma non sempre è migliorato. Ne parliamo con il figlio Franco Perlasca, per svelare nuove ricerche storiche, per dare una prospettiva umana e insieme documentatissima. E per rendere giustizia ai giusti. Con lui Matteo Corradini (La repubblica delle farfalle, Rizzoli 2012).

  • Piergiorgio Odifreddi racconta l’uomo e il poeta Lucrezio, che duemila anni fa, nel suo De rerum natura, anticipò tutte le grandi teorie scientifiche di oggi e criticò tutte le superstizioni umanistiche di ieri. Un’opera di divulgazione scientifica e una testimonianza laica: esattamente le due chiavi di lettura del mondo alle quali ha legato il suo nome il noto “matematico impertinente”. Un libro (Come stanno le cose. Il mio Lucrezio, la mia Venere Rizzoli 2013) e un incontro che svelano come le parole di un letterato classico e i pensieri degli scienziati contemporanei convergano nell’offrire una grandiosa visione del mondo.

  • La cultura di una terra o di un territorio passa attraverso le proprie storie, le proprie immagini, il proprio cibo. Ma anche attraverso l’immagine dell’uomo e della donna nei loro abiti. Gli stilisti spesso non ne tengono conto e lavorano come estraniati dalla realtà, ma Antonio Marras ha fatto del legame con la terra una fonte di ispirazione e una forma di impegno morale nei confronti della propria arte. In una sorta di lectio dialogherà con Giusi Ferré (Buccia di banana, Rizzoli 2012) e racconterà la propria Sardegna, le proprie intuizioni, mostrando e commentando collezioni nuove e passate, che non passano. E soprattutto mostrando l’amore per la forma e una sicurezza su tutte: la terra sui vestiti non va lavata via. Con loro, Matteo Corradini.

  • Gli adolescenti sono sempre nell’occhio del ciclone: tutto intorno il mondo si muove ed è in tempesta. Loro sembrano calmi e rilassati, perfino troppo. Ma forse la tempesta la vivono tutta dentro e siamo noi, noi che non siamo più adolescenti, ad essere calmi e rilassati, anche troppo, ai loro occhi. Un’età folle, un’età che segna per sempre, un’età che fa una generazione, la prossima. Un dialogo tra generazioni per capirci qualcosa di più, o perlomeno per fermarsi a riflettere: lo facciamo con Michele Serra (Gli sdraiati, Feltrinelli 2013), uno che adolescente lo è stato in un’altra stagione italiana. Uno che sicuramente non ha perso il senso della tempesta. Con lui Matteo Corradini.

  • Sì, stupendo. Non la capisci fino a che non ne esci. Ma quando ne esci? Non la rimpiangi fino a che non ne sei lontano. Ma quanto devi allontanarti? Per amarla devi far finta che non ci sia. Ma quanto è difficile? Ti senti abbandonato da tutti e insieme fin troppo cercato. Vorresti scomparire ma anche apparire ovunque. Michele Serra (Gli sdraiati, Feltrinelli 2013) l’ha vissuta in altri tempi e in altri luoghi, con altra gente e forse con altre idee e altri pensieri: oggi è padre e osservatore attentissimo della realtà. Dialogare con lui vuol dire guardare senza paura il momento più brutto, difficile, strano, malvagio della propria vita. O forse il più bello: l’età dell’adolescenza. Con lui Matteo Corradini.

  • I giocattoli sono bellissimi, ma a volte i giocattoli si rompono. Accidenti. E noi cosa facciamo? Ne compriamo uno nuovo? A volte sì, ma se eravamo davvero affezionati al giocattolo rotto? Dobbiamo aggiustarlo, ma per farlo occorrono dottori specializzati nel sistemare peluche, robot, paperelle, bambole, vestitini. Ma soprattutto di inventare storie nuove da dedicare ai pazienti. Costruiremo un libro di racconti dedicati ai giocattoli aggiustati. Perché il miglior modo di curare le ferite è raccontarsi cose belle. Laboratorio a cura di Matteo Corradini (Alfabeto ebraico, Salani 2012). Incontro realizzato con la collaborazione del reparto Pediatria dell’Ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo.

2012
Senza fiato – 14-18 novembre

  • Un incontro dedicato a chi volontario sarà, vorrà, farà, proverà, riuscirà. Perché ammettiamolo: solo i più belli fanno i volontari. Soprattutto a scrittorincittà, dove farlo è una bella responsabilità, e ci vuole sobrietà ma anche volontà, affidabilità e temerarietà, ci vuole lealtà per non fare pietà, ci vuole l’età e la velocità, ci vogliono orecchie da cincillà per non esser quaqquaraquà. E un mucchio di altre cose, possibilmente accentate. I maestri Andrea Valente, Matteo Corradini e Linda Sutti (armata di chitarra acustica) spiegheranno tutto quello che sanno della vita (basteranno due minuti) e del festival (altri due minuti). Ma soprattutto useranno il bastone e la carota per forgiare il vero volontario perfetto.

  • Se c’è un problema negli spazi interstellari sono guai seri e speriamo che qualcuno da Houston o da Kripton intervenga, ma se il problema è più terreno e terrestre, ecco che può bastare la filosofia di una bambina per rimettere le cose al loro posto. Non senza il pennino e l’inchiostro di Vanna Vinci (La bambina filosofica. Houston, abbiamo un problema, Rizzoli Lizard 2012), fumettista più che mai, bambina per sempre e filosofica per deformazione professionale. Con lei a parlare di letteratura con il baloon e di tutte le nostre filosofie Matteo Corradini.

  • Incontro intergalattico con l’astrofisico Amedeo Balbi (Il buio oltre le stelle. L’esplorazione dei lati oscuri dell’universo, Codice 2011), che di stelle se ne intende. Come un pendolo spazio-temporale, andremo avanti nello spazio e indietro nel tempo e più guarderemo avanti, più vedremo indietro. Avanti oltre l’atmosfera e oltre le stelle, dove il buio lascia spazio a galassie lontane e svela immagini inimmaginabili; indietro per miliardi di anni, fino al primo click, o ciack, o bang, quando l’inimmaginabile ha cominciato a mostrare la propria immagine da superstar. Con lui Matteo Corradini.

  • I libri sono pieni di stupore. Stupore e sorpresa, stupore e amore, stupore e avventura, stupore e paura. Lo stupore è una specie di enigma: quando immaginiamo una scena di stupore, pensiamo sempre a due facce, a due personaggi. Cappuccetto Rosso che incontra il Lupo. Il capitano Achab che vede la balena Moby Dick per la prima volta… In questo laboratorio cercheremo di immaginarci cosa c’era dietro, quali fondali e panorami fantastici hanno condiviso lo stupore dei protagonisti. Tra foreste e boschi sconosciuti, tra scenografia e disegno, tra colori e piccole follie. Guidati dallo sguardo panoramatico di Emanuela Bussolati (Fotografi pronti allo scatto, Editoriale Scienza 2012; Tararì Tararera, Carthusia 2009) e Matteo Corradini (Alfabeto ebraico, Salani 2012).

  • Cosa c’entrano gli orologi sciolti dei dipinti di Salvador Dalì con una tigre che si mette a ridere? E cosa c’entra una sirenetta con Daniele? E perché la sedia accanto alla tua è vuota? E perché avevo un amico immaginario ma non so più dove sia finito? Forse il motivo è lo stesso in tutti i casi: perché al mondo esistono gli amici invisibili, o quasi visibili. Amici miei, amici tuoi, amici di cui sappiamo tutto e altri di cui addirittura ignoriamo l’esistenza. Ci pensa Silvana Gandolfi (Il club degli amici immaginari, Salani 2012), scrittrice tutt’altro che immaginaria, a farci viaggiare nelle terre dei desideri, e a dirci che chi c’è non c’è e chi non c’è probabilmente ci sarà. A dialogare con lei Matteo Corradini.

  • «I campioni sono quelli che vogliono lasciare il loro sport in condizioni migliori rispetto a quando hanno iniziato a praticarlo», diceva Arthur Ashe. Mentre Pancho Gonzales rincarava la dose: «C’è un circolo virtuoso nello sport: più ti diverti più ti alleni; più ti alleni più migliori; più migliori più ti diverti». Tra divertimento e amore, tra testa e passione uno sport che ti lascia senza fiato, visto come non lo abbiamo mai visto così da vicino: ce lo racconta Mauro Berruto (Independiente Sporting, Bradipolibri 2007), allenatore della squadra nazionale maschile di pallavolo e vincitore della medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici di Londra. Dialoga con lui Matteo Corradini.

  • Il mondo intorno è tutt’altro che facile da capire. Soprattutto quando è così diverso da me da apparire oscuro. Perfino pauroso. Se lo guardo mi impressiona la varietà di individui, gente, persone. Quale posto occupo in questo mondo, in questa società? Sono anche io parte della società? E quando la società sembra ammalata, posso diventare dottore e curarla? E quando sembra piena di odio, posso diventare affetto e prendermene cura? E quando la società sembra disordinata, io posso diventare responsabilità? Ad accompagnarci nei dubbi più che nelle risposte sarà la guida forte e coinvolgente di Silvana Gandolfi (Io dentro gli spari, Salani 2010). A dialogare con lei Matteo Corradini.

  • Cinquemila anni fa, scrivere voleva dire disegnare. Le lettere dell’alfabeto ebraico sono così antiche da essersi dimenticate a quale disegno appartengono, e ci vorrà un laboratorio per ricordarglielo. L’alfabeto è da guardare, l’alfabeto è da riscrivere, l’alfabeto è da disegnare. Ma l’alfabeto è anche da muovere. È il nostro corpo che si muove: con un pizzico di yoga diventiamo noi stessi segni antichissimi, su tappeti di carta e di musica. L’alfabeto è il gioco di costruire storie e di ascoltarle, di divertirsi in una palestra delle lettere, di creare un mondo e di abitarci per qualche minuto. Basta vestirsi comodi, e farsi accompagnare da Matteo Corradini (Alfabeto ebraico, Salani 2012).

  • «Oggi rimpiangiamo le persone che un tempo ci facevano schifo», disse in un’intervista alcuni anni fa. Oggi Enrico Vaime (Gente perbene, Rizzoli 2012 – conduttore dal 1980 del programma radiofonico Black Out) recupera una parte del proprio passato per raccontarla con gli occhi lucidi di chi ha vissuto, di chi ha visto, di chi ha sorriso e riso, con felicità e amarezza. Ogni sguardo riserva sorprese: tra ipocrisie borghesi, sogni infranti, vita di provincia, segreti inconfessabili, piccole e grandi vergogne. Un viaggio pieno di ironia e sano, sanissimo cinismo nella storia di una terra, di una vita, di un cuore.

  • La mistica è spesso una visione, una perlustrazione in anticipo di quel che sarà, o non sarà: è una via tracciata con fatica, da scegliere con libertà e seguire se si vuole. Nell’ebraico della mistica ci sono tre concetti molto diversi tra loro che vengono accomunati da un’unica parola: ruah. Ruah è il vento. Ruah è il respiro. Ruah è lo spirito. Tre elementi invisibili che ci parlano del mondo, della nostra esistenza, della nostra interiorità. Tre elementi che conducono Haim Baharier (Qabbalessico, Giuntina 2012; Le dieci parole. Il decalogo come non lo hai mai sentito raccontare, San Paolo 2011), uno dei massimi esperti di qabbalah ebraica, a raccontare e ragionare di leggerezza e incanto, là dove le parole volano nel vento. Là dove il fiato e il fato si somigliano, e non solo a parole. A dialogare con lui Matteo Corradini (Alfabeto ebraico, Salani 2012).

  • Aveva ragione Lucio Dalla: «Ma l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale». Diavolo d’uno stilista, cosa mi combini? Diavolo d’una star, cosa mi abbini? A furia di scivoloni, la moda è precipitata in un abisso infernale dove il buon gusto è solo un ricordo e l’essere normali diventa un traguardo davvero eccezionale. Imitare è peccato. Ma per osare bisogna essere preparati. Tra gambaletti, stivaletti, corsetti, chiffon, pantalon e buffon, ad accompagnarci come un Virgilio nei gironi dei peccatori dello stile è Giusi Ferrè (Buccia di banana. Lo stile e l’eleganza dalla A alla Z, Rizzoli 2012), una che conosce molto bene la strada per andare, per tornare, per non perdere la testa. E per scoprire com’è bello avere l’ultima parola… sull’ultima moda. A dialogare con lei lo stilosissimo Matteo Corradini.

  • Anche i libri a volte si fanno male, e ci vuole qualcuno che si prenda cura di loro. Ci sono libri a cui s’è rotta la copertina: bisognerà disegnarne una nuova. Ci sono libri in cui il protagonista si è ammalato, e all’avventura chi ci pensa? Bisognerà sostituirlo con qualcun altro. Ci sono personaggi che si sono contagiati e sono finiti nei libri sbagliati: libri di cuore, di testa, di gambe, di polmoni. C’è chi deve prendere le medicine, ma nei libri le pastiglie sono le lettere dell’alfabeto. E i libri caldi con la febbre? Succede di tutto nel pronto soccorso per libri nei guai: c’è anche un’ambulanza per arrivare presto dove si vuole. Le storie guarite saranno più belle di prima. Con il medico di alfabeti Matteo Corradini.

2011
Orizzonti verticali – 17-20 novembre

  • Portami a vedere cosa c’è là in fondo. Accompagnami, però: se ci andiamo in due è più divertente. Portami ad ascoltare quel che da qui non si sente. Portami a sentire quel che da qui non provo ancora bene. Se ci andiamo insieme, sentiremo anche di più, ascolteremo meglio: quello che non proverai tu, te lo racconterò io. Adesso chiudo gli occhi così ci vedo meglio. Perché se penso al futuro non vedo una luce che mi entra dalle pupille, ma vedo il mio pensiero che mi precede, lo raggiunge e da là mi chiama. Magari è poco più avanti di me, e lo sento bene. Magari è distante: quanto è andato lontano, il mio pensiero. E mi chiama, lo sento. Sono io che mi chiamo da laggiù, sento il mio nome scritto là in fondo, la linea dell’orizzonte non è piatta ma è a forma di parole. Ho voglia di raggiungere il mio pensiero, di farlo diventare vero, di averne uno nuovo nuovo appena dopo. Ho voglia di non annoiarmi mai. Se rifletto, sono come uno specchio. Rifletto: così se mi guardi la pancia o il cuore non ci vedi la terra ma ci vedi il cielo, ci vedi riflesse le finestre delle case, ci vedi riflessi i miei amici, e anche chi non conosco, li vedi lì riflessi, come anche gli alberi più alti e verticali possono stare comodi nel riflesso orizzontale di una pozzanghera. Sono acqua che piove e poi riflette. Anche il cielo lo rifletti dentro di me, ma solo uno spicchio, un angolino, quanto basta per un battito d’ali, per mezza scia di aeroplano. Chissà dove va. Io non lo so dove vado, ma non vedi? Sono già tutto in volo.

  • Il prossimo 27 gennaio sarà di nuovo il Giorno della Memoria: un’occasione per fermarsi a riflettere sulla storia e sulla Shoah, la distruzione degli ebrei d’Europa, ma anche una occasione per capire meglio il presente alla luce di un passato terribile. Anno dopo anno, nelle scuole può capitare che manchino le forze e il tempo per inserire il Giorno della Memoria in un percorso didattico e formativo originale. Perché il 27 gennaio non ci sorprenda all’ultimo momento, ecco un brevissimissimo corso di didattica della Memoria. Per portare a casa e a scuola molte idee, spunti, riflessioni, risposte, soluzioni pratiche, attività possibili e impossibili, domande, attrezzature, bibliografie, filmografie, sitografie… giusto in tempo per la programmazione invernale. Con Matteo Corradini, esperto di didattica della Memoria.

  • Quante cose succedono ogni giorno nel mondo? Giuste giuste quelle che servono a riempire un quotidiano. Lo sanno i giornalisti che lavorano per le testate importanti, e lo sanno benissimo anche i giornalisti che due volte alla settimana producono il giornale per ragazzi Popotus. Tutto quel che accade è una notizia? Come si fa a raccontare gli avvenimenti? Come si fa a farsi capire? E quali fotografie e immagini scegliere? Una favola è una notizia? Ci sono cose che è meglio non raccontare? E se succede qualcosa di brutto? Trucchi, passioni, guai, divertimenti di due redattrici d’eccezione, Rossana Sisti e Nicoletta Martinelli (Visto, si stampi, San Paolo Edizioni 2010) in un incontro a metà tra una riunione di redazione, un laboratorio di parole e un’edicola ben fornita.

  • Signorinella, pallida e snella / togliti la gonnella / e la pelliccia di vison / mettiti i pantalon! / Vecchio scarpone d’ogni passione / Tu sei la tentazione / Quando nel cuor c’è gioventù / non si ragiona più! Già, ma chissà quanti ragionamenti passano nella testa e negli scarponi da sci di Melania Corradini prima di lanciarsi nella gara? Discesa libera, super G, gigante, slalom, super combinata: non c’è una disciplina che la spaventi.Medaglie importanti (anche quelle d’oro, per capirci) vinte ai campionati del mondo e alle paraolimpiadi: non bastano mai. I racconti, la fatica, il brivido e il cuore di una ragazza campionessa, che per orizzonte ha sempre una discesa verticale. La accompagna nella chiacchierata Matteo Corradini (stesso cognome, ma non sono parenti).

  • Futuri da sognare, pensare, costruire, vedere… a occhi chiusi. In una atmosfera parzialmente buia, che richiama all’esperienza intima dei sogni, un laboratorio di luci e colori per lasciarsi trasportare dalle idee sul nostro domani. Ispirati dalla musica e dal silenzio, si fotograferà la fantasia, si colorerà con le ombre, si disegneranno i desideri e si inventeranno piccole storie da realizzare attraverso immagini consecutive. Con complicatissimi e modernissimi apparati digitali, tutto diventerà un video in stop- motion, un vero e proprio cortometraggio musicale a disegni animati da riguardare a casa finché si vuole. Di e con Matteo Corradini (Creare, Centro Studi Erickson 2007). Evento realizzato in collaborazione con GIOTTO-FILA.

  • Il modo di fare giornalismo degli ultimi anni ha invaso letteralmente le vite e le case di moltissimi adulti: telegiornali, radio, siti web… a ogni minuto del giorno c’è una notizia. Ma spesso l’informazione viene urlata, è violenta nelle parole o nelle immagini, quasi sempre poco significativa o addirittura incomprensibile. E i bambini? E i ragazzi? Come aiutarli a capire la realtà senza che ne vengano travolti? Come spiegare loro eventi drammatici aiutandoli a riflettere senza generare ansie o paure? Come proteggerli dall’assillo dei media, dal rumore di un mondo che viene raccontato male? Con l’aiuto di Rossana Sisti e Nicoletta Martinelli, redattrici d’eccezione (Popotus), un dialogo aperto su come trasformare l’informazione in una occasione educativa. Con loro Matteo Corradini.

  • Signorinella, pallida e snella / togliti la gonnella / e la pelliccia di vison / mettiti i pantalon! / Vecchio scarpone d’ogni passione / Tu sei la tentazione / Quando nel cuor c’è gioventù / non si ragiona più! Già, ma chissà quanti ragionamenti passano nella testa e negli scarponi da sci di Melania Corradini prima di lanciarsi nella gara? Discesa libera, super G, gigante, slalom, super combinata: non c’è una disciplina che la spaventi. Medaglie importanti (anche quelle d’oro, per capirci) vinte ai campionati del mondo e alle paraolimpiadi: non bastano mai. I racconti, la fatica, il brivido e il cuore di una ragazza campionessa, che per orizzonte ha sempre una discesa verticale. La accompagna nella chiacchierata Matteo Corradini (stesso cognome, ma non sono parenti).

  • Giusi Quarenghi (Io ti domando. Storie dell’Antico Testamento, Rizzoli 2010) ha la magia delle persone che ti introducono in una stanza sapendo già che ti aiuteranno a varcare una nuova soglia verso una stanza successiva: l’autrice affronta la bellezza della Bibbia con la naturalezza dell’inquilina da sempre, come fosse stata scritta ieri, come l’avesse scritta lei e non solo riscritta per i ragazzi o per chi vorrà leggerla. Domande e risposte sulla Bibbia si rincorrono in un turbine di parole, simboli, significati perduti che ancora oggi ci dicono qualcosa di bello, sensato, attraente, misterioso. Un viaggio in un testo che sembra di colpo molto giovane. Una Bibbia bambina, da leggere per la prima volta. Dialoga con lei Matteo Corradini.

  • Ma cosa c’entra un guastafeste con un libro? Nulla. Oppure tutto, se a scrivere il libro è la Jutta più Jutta che c’è: una scrittrice che ci porta dentro una famiglia strana, dentro la paura del buio, ad affrontare il pericolosissimo gatto delle cantine, oppure ragni enormi. E altro, eccetera. E se la cosa ti ributta? Ci pensa Jutta. Se non ti piace mai la frutta? Ci pensa Jutta. Se la tua amica non è brutta? Ci pensa Jutta. Se la tua testa poi erutta? Ci pensa Jutta. E quando è difficile essere amici di un altro solo perché è strambo? Ci pensa Jutta con le sue invenzioni. Tutta farina del sacco di Jutta? Sì, sì. Tutta Jutta. Incontro con Jutta Richter (Il gatto venerdì, Beisler 2006; Quando imparai ad addomesticare i ragni, Salani 2004) e Matteo Corradini.

  • Futuri da sognare, pensare, costruire, vedere… a occhi chiusi. In una atmosfera parzialmente buia, che richiama all’esperienza intima dei sogni, un laboratorio di luci e colori per lasciarsi trasportare dalle idee sul nostro domani. Ispirati dalla musica e dal silenzio, si fotograferà la fantasia, si colorerà con le ombre, si disegneranno i desideri e si inventeranno piccole storie da realizzare attraverso immagini consecutive. Con complicatissimi e modernissimi apparati digitali, tutto diventerà un video in stop- motion, un vero e proprio cortometraggio musicale a disegni animati da riguardare a casa finché si vuole. Di e con Matteo Corradini (Creare, Centro Studi Erickson 2007). Evento realizzato in collaborazione con GIOTTO-FILA.

  • Cosa c’entra la comicità con la teologia? E l’ironia con la Bibbia? Ben più di quanto possiamo pensare. Ce lo dimostra il sodalizio tra Piero Stefani (Gli alberi si misero in cammino. Visioni bibliche della politica, Cittadella 2011), un biblista dei più originali, e Giacomo Poretti, un comico dei più celebri. Una amicizia davvero particolare, fatta di sintonia e fuochi d’artificio. Tra riflessioni e divagazioni sul testo biblico, si va alla ricerca di un futuro raccontato e previsto: minacce, alluvioni, sfaceli, locuste, ma pure grandi aperture, orizzonti da vedere e in cui abitare, messia annunciati (e magari mai arrivati), terre promesse, fregature, benedizioni… Un dialogo teocomico per chi sa bene che “ridere” è la radice del nome Isacco, uno dei padri dell’ebraismo. Li modera e li stuzzica Matteo Corradini.

  • Passione, arte, immagine, sensualità: il tango accende espressioni e si accende nella comunicazione tra due persone, due corpi, due menti. Una serata piena di suggestioni, interviste al volo, reading veloci, musica dal vivo. E tanto tango ballato, guardato, sognato. Un movimento che diventa narrazione, il racconto di quanto accade al cuore e alle gambe, ma anche alla terra, a una città, al mondo: è la relación, il cuore più autentico del tango ma anche del mondo che vorremmo costruire. Il teatro per una notte verrà trasformato in una grande milonga, dove il viavai sarà l’unica ispirazione: viavai di ballerini e musicisti, viavai di parole argentine e italiane, viavai di segni in azione, viavai di pensieri e di abbracci in movimento. Da una idea di Andrea Valente, con la regia di Matteo Corradini.

  • Le immagini della Shoah, lo sterminio degli ebrei d’Europa, non sono meno significative delle parole dei testimoni. Consapevole da subito della enormità di quanto commesso dai nazisti, chi liberò i campi di sterminio si preoccupò di documentare quanto più possibile l’accaduto: fotografie, video e anche disegni, parole. Discutere oggi di quale valore abbiano l’immagine e le immagini (anche illustrate) nel racconto della Memoria è sempre più importante: l’anagrafe ogni anno porta via tanti testimoni oculari. Ne parlano il curatore italiano dei Diari di Anne Frank, Frediano Sessi (Visitare Auschwitz, Marsilio 2011; Il mio nome è Anne Frank, Einaudi 2010) e Roberto Innocenti (La storia di Erika, La Margherita 2003; Rosa Bianca, C’era una volta 1990) l’illustratore che ha fatto della Memoria la cifra del proprio lavoro. Modera l’incontro Matteo Corradini.

  • Quest’anno una rubrica del mensile Andersen – Il mondo dell’infanzia ha portato in giro per l’Italia gli scrittori e gli illustratori che nel passato recente hanno vinto l’omonimo premio, l’Oscar dei libri per ragazzi. Dalle tappe in luoghi molto simbolici ma meno frequentati (Barbiana, Maranello, il Sestriere…) sono nati reportage pieni di spunti e disegni, parole, appunti, amarezze, speranze. In una tavola rotonda che sembra di più una chiacchierata tra amici, alcuni degli esploratori raccontano uno straordinario viaggio nel Belpaese. Per tirare una linea alla fine delle celebrazioni, e vedere i 150 anni dell’Unità d’Italia attraverso gli occhi dei suoi migliori autori. Con Roberto Innocenti, Giusi Quarenghi, Barbara Schiaffino, Gek Tessaro, Bruno Tognolini, Andrea Valente. Modera l’incontro Matteo Corradini.

  • Cosa c’entra un uovo in un nido sopra un albero altissimo con un re che perde uno a uno i peli della sua lunga barba bianca? E cosa c’entra uno scrittore francese con il blues e con il soul? E i tre re magi con novembre? Tantissimo, tutto. Un reading musicale con la voce cantante e le musiche originali di Linda Sutti (ma anche molte cover stravolte) e la voce leggente di Matteo Corradini, sulle parole di Michel Tournier per Barbadoro, un racconto fiabesco da Gaspard, Melchior et Balthazar (Garzanti 2010). Per riflettere sul domani, quando “è urgente aspettare”, per vedere se c’è una seconda possibilità anche per me. E scoprire che rinascere si può, anche quando non sembra più possibile.

  • «Non mi rimane che utilizzare la vecchia strategia del bacherozzo: quando si avvicina un pericolo, si distende sul dorso, immobile, e si finge morto. Nel caso mio, non devo neanche fingere troppo», dice il vecchio protagonista di Un calcio in bocca fa miracoli (Einaudi 2011) di Marco Presta (co-conduttore del Ruggito del Coniglio). Tra prostate e malumori, ottimismi disillusi, entusiasmi giovani e giovanili, uno sguardo ironico e profondo sulla realtà di una Italia inventata ma tanto (tanto!) somigliante all’Italia in cui viviamo. Parole che aiutano a ridere quando si dovrebbe piangere e aiutano a piangere come si deve, aprendo bene gli occhi e le orecchie. Dialoga con lui Matteo Corradini.

  • Il racconto della scienza ad alti livelli è sempre più attivo e appassionante. Per districarsi nei panorami che le scienze ci propongono, e cosa significhi fare ricerca oggi in Italia, e nel mondo, un dialogo a distanza tra Stefano Bertuzzi, neuroscienziato italiano tra i dirigenti del National Institutes of Health e collaboratore del presidente Obama per la riforma della Ricerca in USA e Matteo Corradini. A che punto siamo? A che punto saremo? Perché in Italia la ricerca è ostacolata? Perché in USA è uno dei cardini della nazione? Gli americani hanno forse malattie più interessanti?

2010
Idoli – 18-21 novembre

  • Torna con la dodicesima edizione scrittorincittà, dal 18 al 21 novembre a Cuneo, quest’anno con il tema Idoli. Un tema che farà da filo conduttore a tutta la manifestazione, permettendo agli ospiti e al pubblico di guardare con occhi diversi la società e il mondo in cui viviamo. Attraverso le ossessioni e le passioni, gli oggetti sacralizzati e le persone mitizzate, si parlerà infatti di politica, di corpi, di potere, di mode, di costume. Lo si farà passando attraverso il filtro della letteratura, capace di analizzare la realtà scoprendone i punti di forza, ma anche le fragilità e le storture. Con più di 100 ospiti in oltre 120 appuntamenti.

  • Federico Poggipollini è un idolo della chitarra, è il Guitar Hero di Sony Playstation, ma da quindici anni è anche accompagnatore di un idolo, Luciano Ligabue. Si dice che il più famoso dei chitarristi blues avesse venduto l’anima al diavolo in cambio dell’abilità nel suonare. Anche “Capitan Fede” avrà fatto così? Una carriera strepitosa sempre in compagnia della sua fedele seicorde: dagli esordi agli album con i Litfiba, dalle produzioni proprie alla chitarra solista di Ligabue. Quante corde avrà la sua anima rock? Dialoga con lui Matteo Corradini.

  • Disegni in diretta, letture veloci veloci e musica dal vivo in un reading spettacolare dedicato alle Favole al telefono di Gianni Rodari. Bruno Gambarotta telefona le favole con gettoni suoi, Alessandro Sanna risponde a disegni e grandi proiezioni, lì per lì, e Linda Sutti accompagna parole e colori con voce dolce e chitarra blues, lungo la linea del telefono. Dalla raccolta di racconti più rodariana che c’è, atmosfere disincantate e suggestioni visive e sonore. E non mancheranno le telefonate di ospiti illustri, anche tra il pubblico. Regia di Matteo Corradini. Lettura realizzata con il sostegno di Fila Trattopen.

  • La fortuna in Italia dei divi di Hollywood è legata al fantastico lavoro dei doppiatori. Sono loro, i doppiatori, a fare in modo che le star del cinema e della tivù possano parlare a noi, nella nostra lingua. Se danno voce agli idoli e alle stelle, i doppiatori sono proprio come antichi stregoni. Ma cosa vuol dire prestare la voce a un idolo? Brad Pitt ti ha mai telefonato a casa? Cosa vuol dire essere la voce di Julia Roberts, o la voce dei vampiri di Twilight? Un incontro/laboratorio per divertirsi ad ascoltarle (e a metterle alla prova). Con Sandro Acerbo (voce di Brad Pitt), Cristina Boraschi (voce di Julia Roberts) e Stefano Crescentini (voce di Robert Pattinson in Twilight e di Robert Chase in Dr. House MD). Con loro Matteo Corradini.

  • Mi Studio la Polacca… e d’Improvviso un Valzer Notturno ci travolge… Perché? Perché Fryderyk Franciszek Chopin aveva il corpo a Parigi ma il cuore a Varsavia, aveva un naso che usciva dai dipinti, aveva una morosa con il nome di un uomo e soprattutto… aveva undici dita. Altrimenti non si spiegherebbe il perché della sua abilità sugli ottantotto tasti bianchi e neri. Per raccontare il più straordinario compositore della storia del pianoforte a 200 anni dalla nascita, niente di meglio di un vero concerto con inserti raccontati. O di un vero racconto con inserti suonati. Suonati, proprio così. Con i musicisti del Conservatorio Ghedini di Cuneo e Matteo Corradini (Creare, Erickson 2007).

  • Quando la politica di una nazione si erge come una divinità sulle folle, quando il potere diviene assoluto e violento, si può parlare di idoli totalitari. La storia dello scorso secolo è purtroppo segnata dalla storia dei totalitarismi che lo hanno attraversato, portando passioni e distruzione, sollevamenti e tragedie. Con tre tra i massimi esperti italiani in materia – David Bidussa (Dopo l’ultimo testimone, Einaudi 2009), Dario Fertilio (Musica per lupi, Marsilio 2010) e Frediano Sessi (Il mio nome è Anne Frank, Einaudi 2010) un dialogo sui regimi che divengono idoli, su lager nazisti e carceri di rieducazione comuniste, sull’abbassamento dell’uomo in nome della politica. E sulla straordinaria resistenza al potere nella storia recente. Modera l’incontro Matteo Corradini.

  • Essere genitori oggi non è proprio facile. Anzi, in molti casi non lo è per nulla. Ed essere educatori, insegnanti, nonni, professori, zii, babysitter? Idem. Avere a che fare con i più piccoli è una vera bellezza, ma può anche diventare un guaio: perché i bambini e i ragazzi sono diversi, sono cambiati, sono complicati. Sono idoli! Nel bene, e a volte anche nel male. Come fare ad avere con loro un rapporto corretto? Come fare ad essere genitori significativi, nonni responsabili? Cosa serve per chiarirsi le idee? Quando bisogna proprio dire di no, e quando lasciar correre? Con l’aiuto della tata più famosa d’Italia, Lucia Rizzi (Fate i compiti!, BUR 2010; Fate i bravi!, Rizzoli 2009) un laboratorio per imparare a convivere (serenamente) con i cuccioli d’uomo. Dialoga con lei Matteo Corradini.

2009
Luci nel buio – 12-15 novembre

  • Per la sua XI edizione, dopo anni di proposte e consensi, la manifestazione novembrina cerca di aprire la sua nuova decade con uno sguardo di rispettosa ma lucida controtendenza. Sarà infatti Luci nel Buio il titolo programmatico della prossima edizione, edizione che si fregia sì di un meccanismo ormai consolidato – circa 100 autori ospiti del panorama nazionale e internazionale per più di 50 appuntamenti tra incontri, reading, spettacoli, concerti, lectiones magistrales e interviste – ma che sarà mossa dall’intenzione di capovolgere quella che è ormai la generale tendenza a soffermasi su questo “buio presente”.

  • Le storie di una volta non perdono mai la loro luce? Sì, ma solo se c’è qualcuno disposto a raccontarle di nuovo, e a farsi ascoltare dai più piccoli. Così accade a Roberto Denti, il libraio più celebre in Italia, che incontra quasi ogni giorno gruppi di bambini e ragazzi per raccontare storie del presente e del passato, narrazioni mitiche e piccole e importanti cose di ogni giorno, racconti del futuro e anche un po’ della sua vita. Ma così accade anche al protagonista di un nuovissimo libro di Denti, Anelli magici e ladri di fuliggine (Piemme): parla di un nonno che racconta tanti libri appassionanti al nipote  Marcello (dieci anni, un ragazzo a cui non ne va bene una: i suoi genitori continuano a sgridarlo, la maestra lo riempie di note, la bambina che ha conosciuto al mare abita dall’altra parte della città…) I racconti sono luci nel buio dei giorni, ci illuminano e illuminano il mondo intorno: un nonno come quello è una fortuna, ma anche un nonno libraio come Roberto Denti la è. Cosa racconterà?

  • Le illustrazioni sono luci che giocano con la realtà, si incrociano e si sfiorano in una scansione di piani differenti e prospettive inedite, modi stranianti di guardare il mondo. Ogni disegno, a suo modo, è un intero mondo. Così vale per il mondo di Istvan Banyai: nessuno oggi riesce meglio di lui a rappresentare il mood della Grande Mela, tanto che i colori dei suoi disegni diventano bagliori e ombre di New York, dell’America, del mondo. Banyai è un osservatore impegnato e insieme disincantato: descrive la sua arte come «Una combinazione organica di retrò viennese del secolo scorso, con un tocco americano, un certo gusto per l’assurdo europeo e il piacere del realismo tipico del fumetto». Parlare con lui del presente, del modo contemporaneo di illustrare, dei prati intorno alla sua casetta in Connecticut  è una vertigine di argomenti, suggestioni, scatole cinesi. Le straordinarie illustrazioni di Istvan Banyai compaiono in pubblicazioni come The New Yorker, Playboy, Rolling Stone, Esquire, Time e Atlantic Monthly. Il suo stile originale ha trovato un eccezionale risultato nel libro per ragazzi Zoom (edito in Italia da Il Castoro). Matteo Corradini lo stuzzica e/ lo tiene a bada.

2008
Ai bordi dell’infinito – 13-16 novembre

  • L’infinito è un luogo. È un desiderio e una paura. È un istinto, un’ambizione, ma può essere anche, paradossalmente, un limite. È un concetto matematico eppure lo sperimentiamo, in forme diverse, nella nostra esperienza quotidiana, scatena tensione, impazienza, ma anche esaltazione, voglia di andargli incontro. Infinito è quello che, romanticamente e nostro malgrado, ci tormenta, e contemporaneamente è il pensiero impossibile, quello che ci mette con le spalle al muro, che ci fa perdere la testa. Nell’infinito si inoltra la nostra immaginazione, verso l’infinito si muove ogni esplorazione, sia essa fisica o della conoscenza. Da un infinito, pare, proveniamo, e verso un’altra specie di infinito, pare, stiamo andando. Per festeggiare al meglio i suoi primi dieci anni, scrittorincittà ha deciso di concentrare la sua attenzione su un tema vertiginoso come l’infinito. E di osservarlo – e farlo raccontare dai suoi ospiti – da una prospettiva specifica: dai suoi “bordi”. Una manifestazione letteraria vuole essere un’occasione di conoscenza, un modo per riflettere su quanto ci sta accadendo. scrittorincittà ha il vantaggio di arrivare nell’autunno inoltrato, al termine di una serie di dibattiti – sociali e culturali (e dunque letterari e civili) – e di proporsi come un momento per fare il punto sull’anno che si avvia a conclusione. Osservato da questa prospettiva strategica, dalla sua coda, il 2008 sembra chiudersi sotto il peso di una terribile drastica finitezza. Un tempo finito, sfinito, per un’Italia che si arrampica disperatamente sugli specchi senza riuscire a trovare soluzioni reali e resistenti. Il quotidiano ha continuato a metterci di fronte a una mortificazione degli orizzonti e delle ambizioni. Infinita, adesso, è solo la paura (la strategica invenzione della paura), mentre il coraggio – il coraggio di guardare, comprendere, esprimere – si assottiglia, si riduce al minimo. Semplicemente, al coraggio non si dà più credito, lo si percepisce come qualcosa di anacronistico e residuale, un souvenir del passato che non riguarda più l’esperienza di ognuno di noi. A partire da questo scenario, e per festeggiare al meglio i primi dieci anni, abbiamo pensato a un’edizione che si confrontasse con un tema vertiginoso come l’infinito. E abbiamo scelto di osservarlo – e di farlo raccontare dai nostri ospiti – da una prospettiva specifica: dai suoi “bordi”. Perché l’infinito è un luogo. È un desiderio e una paura. È un istinto, un’ambizione. È un concetto matematico eppure lo sperimentiamo, in forme diverse, nella nostra esperienza di ogni giorno. L’infinito scatena tensione, impazienza, ma anche esaltazione, voglia di andargli incontro. È quello che, romanticamente e nostro malgrado (e per nostra fortuna), ci tormenta, e contemporaneamente è il pensiero impossibile, quello che ci mette con le spalle al muro, che ci fa perdere la testa. Nell’infinito si inoltra la nostra immaginazione, verso l’infinito si muove ogni esplorazione, sia essa fisica o della conoscenza. L’infinito, insomma, è una risorsa. Abbiamo dunque preso l’8 di 2008 e lo abbiamo rovesciato su un fianco: ne è venuto fuori il simbolo matematico dell’infinito. Il 2008 moltiplicato, immaginato come un tempo che contiene infinito. Intendendo, questo, in una prospettiva filosofica, teologica, scientifica e sociale, oltre che letteraria. E dunque incontri, conversazioni, dispute, spettacoli, ma sempre nella prospettiva di condurre un ragionamento articolato e denso, attivo, che vuole, nonostante tutto, ostinarsi a pensare che la conoscenza – e la critica e l’analisi e la demistificazione – è l’epicentro del nostro presente. E per provare a ricordarci, ancora una volta, quanto sia necessario, adesso, proprio adesso, costruire e alimentare il coraggio dell’infinito.

  • Trentatré brevissime riflessioni su cose infinitamente piccole. Tre minuti per ciascuna, per un totale di 99 minuti di parole, video, fotografie. Istanti infiniti, l’infinito in un istante, all’istante.

  • Se all’infinito due rette si incontrano, perché due autori non potrebbero farlo? E perché non farlo all’infinito? Un dialogo all’infinito sull’infinito tra due autori che sanno bene da dove partire ma non sanno dove arrivare, quasi mai, sempre che si arrivi da qualche parte e non si viaggi all’infinito. Un incontro lunghissimo? Dura per sempre. Cortissimo? Forse è già finito. Una chiacchierata su viaggi e incontri, aneddoti, libri e pensieri, flessioni e riflessioni, ma soprattutto cose infinitesimali o infinitamente grandi, di scarsissimo valore o importantissime, bellissime o bruttissime, super superflue o estremamente necessarie, evitando le mezze misure, le mezze stagioni, le mezze pensioni, le mezze calzette. E senza mai ammettere cosa è una e cosa è l’altra. Avete una domanda infinitamente difficile o infinitamente semplice? Ponetela agli autori, che per contratto risponderanno a ogni cosa con la pura verità. Le infinite domande del pubblico protrarranno la discussione fino a un grande “basta”, urlato da tutti nel finale. Con Andrea Valente.

  • Insieme alla matematica, alla musica e alla poesia, la religione è l’altra esperienza direttamente connessa alla percezione dell’infinito. Perché, in forme differenti ma probabilmente con un denominatore comune, “Dio” è sempre immagine dell’infinito. A descrivere le diverse esperienze dell’infinito nelle diverse religioni, i maggiori esperti italiani di cristianesimo, islamismo e induismo, Mauro Pesce, Paolo Branca, Giuliano Boccali, e il giovane studioso dell’ebraismo (allievo di Giulio Busi) Matteo Corradini. Modera la tavola rotonda Francesco Remotti (Contro natura. Una lettera al papa, Laterza 2008), docente di antropologia culturale all’Università di Torino.

2005
Passioni – 10-13 novembre

  • Oltre 40 eventi in programma, tra dialoghi, reading, spettacoli, laboratori per ragazzi, mostre e proiezioni. La maggior parte degli incontri ha registrato il tutto esaurito, inclusi quelli per bambini e ragazzi. Gli oltre 70 relatori protagonisti del programma hanno accompagnato il pubblico attraverso il suggestivo itinerario tematico delle Passioni, intese come moti dell’animo, istinti e sentimenti, spinte ad agire, politicamente, socialmente, culturalmente, ma anche ardori e nostalgie, desideri rovinosi oppure esaltanti, episodi del passato e immagini del futuro… Un artista scrittore come Gene Gnocchi – protagonista anche dello spettacolo evento speciale del programma – filosofi come Salvatore Veca e Giulio Giorello, scrittori come Ernesto Ferrero, Salvatore Niffoi e Nico Orengo, ma anche Antonio Scurati e Alessandro Piperno, e ancora Ayerdhal, punto di riferimento del fantasy francese, e l’olandese Arnon Grunberg, saggisti e studiosi come Benedetta Craveri, Gian Luigi Beccaria, Luciano Gallino, un maestro del fumetto come Stefano Disegni, uno dei talenti di Zelig Antonio Cornacchione, un meteorologo-scrittore-personaggio come Luca Mercalli, un politico dedito ai temi dell’immigrazione come Livia Turco. E per la musica due maestri: Mauro Pagani con il suo buzuki e Bruno Lauzi con la sua poesia. Molto apprezzate anche le proiezioni cinematografiche curate da Infinity Festival e le due mostre, una dedicata agli illustratori di Gianni Rodari e l’altra al percorso di immagini di Giorgio Olivero dal titolo La memoria ripetuta – Cuneo, la città in cui ero nato.

  • Due incontri nelle scuole a presentare Isacco dove sei. Un viaggio illustrato tra gli ebrei di ieri e di oggi, in Italia e altrove. Una conferenza giocosa per toccare con mano cultura, religione, letteratura. Dall’antichità a domani l’altro.

    La mia frase
    «Le passioni sono fosforescenti».

Cuneo 14novembre08

Matteo Corradini, con Andrea Valente, Stefania Chiavero, Paolo Collo e Giorgio Vasta, è curatore del programma e organizzatore del festival letterario scrittorincittà – Cuneo, giunto alla diciottesima edizione.

scrittorincittà | XVIII edizione RICREAZIONE: la novità, la creatività, il cambiamento, il futuro. Cuneo, 16-17-18-19-20-21 novembre 2016. Incontri, laboratori e spettacoli per bambini, ragazzi, adulti…
DISPARI: una parola che evoca soprattutto uno squilibrio, nel bene e nel male. Uno squilibrio che esiste in tanti modi e momenti diversi. Dà l’idea di fragilità, a volte di precarietà. E la questione diventa più complessa da approfondire se parliamo di disparità. Come vengono raccontate, nei libri, le disparità? E soprattutto: abbiamo intenzione di parificarle? Di desiderare davvero un mondo di pari? Perché DISPARI è anche uno scarto con la normalità. Ogni genio, in fondo, è una sorta di dispari. Dispari è un salto, dinamismo, una figura non allineata che porta energia e freschezza. DISPARI può essere quindi un valore: uno squilibrio può portare novità, cambiamento, originalità. DISPARI è come un incipit. Tutti i libri cominciano in pagina dispari, no?
Addolorati e interpellati dagli eventi drammatici accaduti a Parigi, abbiamo sentito ancor più forte la responsabilità di ascoltarci, stringerci. Sabato 14 novembre alle ore 16 ci siamo trovati al Teatro Toselli di Cuneo. Hanno preso la parola gli autori francesi impegnati al festival, Jean-Paul Didierlaurent e Pef, con le istituzioni pubbliche. Il maestro Ramin Bahrami ha suonato l’Aria dalle Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach. Desideriamo condividere il dolore e il desiderio di restare umani, e di rimanere uniti.

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