Non possiamo abituarci all’orrore

30 SETTEMBRE 2026 – FONTE: CITTÀ NUOVA
Intervista a Matteo Corradini, ebraista e scrittore che si occupa di didattica della Memoria della Shoah. Cosa significa oggi lavorare sulla memoria alla luce di tutto ciò che si vive in Israele, a Gaza, in Cisgiordania, e all’aumento dell’antisemitismo nel mondo? I dati diffusi dall’Anti-Defamation League (Adl), ong internazionale ebraica con sede a New York, nel suo Rapporto mondiale sull’antisemitismo confermano che a livello globale il numero degli attacchi antisemiti nel 2025 è rimasto decisamente superiore rispetto al periodo precedente l’inizio del conflitto a Gaza.
Più di 23.000 quelli documentati nei 7 Paesi con le maggiori comunità ebraiche extra Israele. In Italia, l’Osservatorio Antisemitismo della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC), nel 2025 ha registrato 963 episodi rispetto ai 241 del 2022. Oltre la metà sui social. Per il CDEC «il 2025 segna una normalizzazione dell’odio contro gli ebrei». Anche nel Rapporto dell’Adl si osserva che il cessate il fuoco in Gaza non ha visto una diminuzione degli attacchi facendo temere che «piuttosto che una reazione a una specifica crisi geopolitica, gli alti livelli di antisemitismo siano diventati una caratteristica normalizzata nelle società».
C’è da dire però che l’accordo di pace del 10 ottobre 2025 non ha prodotto un sensibile miglioramento nella vita dei palestinesi oggetto ancora di continue violenze anche in Cisgiordania. E che si è fatto più chiaro nel tempo l’obiettivo della mobilitazione militare israeliana. Sembra dunque innegabile che il persistere delle tensioni incida sui sentimenti di ostilità verso Israele che in concreto si traducono in aggressioni verso gli ebrei nel mondo. Ma per contestare un governo è “normale” prendersela con un popolo?
Matteo Corradini è ebraista e scrittore. Si occupa di didattica della Memoria attraverso progetti scolastici, libri, conferenze, proiezioni, spettacoli musicali e teatrali. Ma che cosa significa oggi lavorare sulla memoria alla luce di tutto ciò che si vive in Israele, a Gaza, in Cisgiordania? Riflettere sulla Shoah serve a far diventare realtà il “mai più” pronunciato alla fine della II guerra mondiale?
Matteo Corradini, ci avviciniamo al terzo anniversario di quel tragico 7 ottobre in cui Hamas sconvolse con il suo feroce attacco Israele e tutti noi, provocando conseguenze drammatiche. Che cosa ha rappresentato per lei quel giorno?
[ continua… ]
(il resto dell’intervista si può leggere gratuitamente sul sito di Città Nuova)