L’ultima volta che ho messo i piedi sul campo da calcio

L’ultima volta che ho messo i piedi sul campo da calcio del mio paese, era trent’anni fa esatti. Avevo i guanti da portiere, le scarpe coi tacchetti, una maglia grigia di lana col numero 1. E molta paura nel cuore. L’ultima volta che ho messo i piedi sul campo da calcio del mio paese, Filippo Inzaghi e Simone Inzaghi erano celebri soltanto per avercene rifilati 11 fuori casa, nello stadio del loro San Nicolò. L’ultima volta che ho messo i piedi sul campo da calcio del mio paese, mi capitava di andare a fare il panchinaro nella squadra dei più grandi, dove giocava Fabio Paratici che col suo intuito ha poi fatto la fortuna della Juve dell’ultimo decennio.

E oggi ci sono tornato, nel campo da calcio del mio paese, per leggere Anne Frank. Quella Anne Frank che ho curato io mentre gli altri giocavano al pallone. Non c’è la folla dell’altra sera, all’Allianz Stadium. In campo non c’è la Juventus contro la Spal ma la USD Borgonovese contro la USD Turris 1930. Eppure l’ho fatto con lo stesso rispetto. Non ci crederete: l’ho fatto anche con la stessa emozione. Non sono la celebrità o la folla che garantiscono l’importanza delle cose. Possono, certo, aiutarne la diffusione. Ma il senso, quello più profondo, non cambia. È il gesto che conta.

Per questo oggi sono qui a leggere Anne Frank, senza guanti da portiere, senza scarpe coi tacchetti, senza maglia grigia di lana col numero 1. Guardate bene: perfino la gazza accanto all’arbitro per quel minuto ha smesso di gracchiare, ed è rimasta in silenzio.