Luci nella Shoah
DeAgostini, Milano
pp. 96 – € 13,00
ISBN: 9788851184377
Luci nella Shoah

Nella tragedia della Shoah, lo sterminio degli ebrei operato da fascisti e nazisti negli anni della Seconda guerra mondiale, milioni di persone hanno sofferto un dolore simile. Spesso hanno anche subìto una sorte comune. Ma quel dolore non è stato l’unica esperienza. Ciò che univa le persone è stata spesso la vita passata, e la speranza presente. Molti sopravvissuti ricordano che pur nel buio e nell’angoscia si aggrappavano a ricordi, pensieri, oggetti per tenersi vicino un mondo che sembrava non esistere più. Piccole speranze che hanno permesso ai deportati di passare il tempo, arrivare a sera, non demordere, in una parola: resistere. La resilienza dei deportati passa attraverso piccoli oggetti quotidiani, passioni, affetti. Cose apparentemente poco significative che diventano fondamentali. Le 27 storie raccolte in questa antologia sono vere, e i loro protagonisti adolescenti del tutto simili ai giovani lettori cui il libro è destinato. Vicende commoventi, illuminanti ed esemplari che ci rivelano dove possiamo trovare la forza di cui abbiamo bisogno nei momenti difficili.

Luci nella Shoah

Perché Virginia, Anne, Marek e Henri stanno vicini? Non si sa. Non si sono mai conosciuti. Cosa avevano in comune Peter, Marthe, Amalia e Olga? Anche a cercare bene, quasi nulla. E quale filo legava le vite di Livia, Věra, Abraham e Adele? È talmente sottile che nemmeno si vede.

Eppure qualcosa c’è: sono giovani. Tutto qui? Sono ragazze ebree e ragazzi ebrei, può bastare? Forse no. Riprovo: sono nati prima della Seconda guerra mondiale e hanno vissuto sulla propria pelle l’odio razzista, non ti pare abbastanza? Forse non è nemmeno questo il filo che li unisce.

Quando non conosciamo le storie nascoste dietro i nomi, possiamo dire soltanto qualcosa di superficiale, o qualcosa che in giro si sa già. E qua infatti scriviamo che avevano quindici, venti, venticinque anni, che sono ebrei, e che in guerra hanno sofferto. Ma chi non soffre in una guerra?
Deve esserci qualcosa di più, ma per scoprirlo non basta mostrarci curiosi e disponibili ma avventurosi scopritori , perché dobbiamo entrare poco per volta nelle loro vite: è lì che va cercato cosa li lega e li unisce.

Forse ci aspettiamo che le loro storie siano piene di buio. Sbagliato. O meglio: giusto a metà. Sì, intorno a loro c’era il buio della violenza, e nei loro cuori abitava la paura di essere catturati e imprigionati, la perdita di famigliari e amici, il dolore della solitudine. Ma non c’era solo quello.

A loro è capitato di aggrapparsi alla vita, di resistere con più forza, di cercare un po’ di umanità anche quando non c’era nulla di umano. C’è chi lo ha fatto disegnando su fogli di cartone coi colori di pastelli rubati. Chi ricucendo una bambola di pezza. Chi suonando uno strumento musicale mezzo scordato. Chi correndo con un maglione rosso sopra i tetti di una città invasa dai nemici. Chi guardando le lancette fosforescenti di un orologino regalato. Chi amando il proprio corpo fino in fondo. Chi stringendosi al petto una lettera d’amore. In modi diversi, ognuno di loro ha acceso una piccola luce.

Anche nella paura ci sono attimi di serenità. Anche nei campi di prigionia ci sono stati lampi di umanità. Anche vicino allo sterminio è passata la vita.

È facile per noi pensare che una piccola luce riesca a sconfiggere un grande buio. È facile crederlo se sei un fiammifero in una stanza vuota, ma se sei una persona è dura pensare di avere qualche speranza, in certi momenti, di avere giorni buoni davanti, di ritornare un giorno a essere felici.

Raccontare le storie di queste ragazze e di questi ragazzi di ieri significa lasciarci illuminare oggi dalle loro piccole luci. Perché possano ispirare anche noi. Per non scordarle mai più. E per ricordare le altre che non riescono a stare in questo libro, e sono tante. Quelle che non conosciamo ancora, quelle che nemmeno hanno fatto in tempo a brillare.

Eccole, qui e là. Eccole, quanta luce. Se le ricordiamo, si accedono tutte insieme.