Fai buon viaggio, Sincletica

Il suo nuovo nome, al completo, è Antonella Teresa Sincletica della Carità di Cristo. Un po’ lungo. C’è un angolino del mio cuore dove lei è ancora Antonella, o “l’Anto”, ossia quella bambina vispa, sorridente e con occhi grandi, che sgambettava in parrocchia quando anche io muovevo i primi passi da educatore. Ma mi piacciono le novità, le ho sempre preferite alla routine, ed eccomi da tempo a chiamarla Sincletica. Un nome che è complicato da abbreviare, da vezzeggiare, e va bene così.
In una delle sue foto più belle è al di là della grata ma porta una mano da questa parte. Noi al di là della grata, per lei, vediamo la sua mano fuori fuoco, perché sono invece il suo volto e i suoi occhi a essere nitidi e precisi.
Sincletica è carmelitana scalza. Che significa preghiera e silenzio, e la dimensione della clausura così lontana da sempre dalle pratiche dell’uomo e forse ancora più oggi.
Il 6 gennaio farà la sua professione di fede, un momento fondamentale, un passaggio decisivo e forte.
Non ha perso per strada il suo sorriso, anzi. Non ha perso per strada i suoi occhi, anzi. Probabilmente li ha trovati entrambi così, in questo tempo dedicato all’infinito, in queste ore di parole pensate, di desideri, di invocazioni.
In una recente intervista, Sincletica dice che il volto della Chiesa nella sua vita ha avuto anche il mio volto, quando in parrocchia organizzavo giornate e iniziative, momenti, formazione…
Cose folli e fragili, non mi sono mai sembrate diverse da questo. Follie fragili, piene solo della nostra voglia di esserci, di provarci, di fare un passo in più insieme a chi era temporaneamente più piccolo di noi.
Ora che Sincletica è più grande, ed è più grande di me, riconosco che in quelle follie forse c’era del buono. O meglio: in Antonella batteva già il cuore per qualcosa di grande, che le nostre follie, grazie al cielo (è il caso di dirlo), non hanno potuto oscurare.
Cara amica, questa volta non posso viaggiare con te, proporti pazzie e giochi, tenerti per mano, farti girare in qualche danza o ridere comparendo di botto travestito da mago o da mostro o da animale o da non so che, o ispirarti con un gesto o una parola.
O forse sì. Viaggiare nel silenzio, dedicare tempo, sono follie fragili delle quali tutti noi abbiamo ancora un gran desiderio.
Fai buon viaggio, amica Antonella. Noi viaggeremo con te.