Obiezione di coscienza

(ancora una riflessione su Carola Rackete, sì) – Perché Carola Rackete compie una dignitosissima obiezione di coscienza? Perché palesemente mette davanti a tutti la sua obiezione a una regola, dettata dalla propria coscienza civile, e lo fa assumendosi conseguenze che possono anche essere gravi. Non sono obiettori di coscienza gli evasori fiscali. Quando li beccano, spesso si lamentano per l’enorme peso che il fisco ha in Italia e dicono d’aver evaso (spesso abbondantemente) per sopravvivere. Ebbene, lo hanno fatto di nascosto, frodando la legge. L’obiettore di coscienza si comporterebbe così: «Ho un peso fiscale del 50%. È troppo. Ne pago solo il 30% ma lo faccio davanti a tutti, accusando la nazione di usare male i miei soldi e aspettandomi le conseguenze (legali, economiche eccetera) del mio gesto.

Non sono obiettori di coscienza i medici anti-abortisti. Badate: non entro nel merito delle loro scelte, non è questo il punto. Si può essere d’accordo oppure no. Di certo questi medici non hanno conseguenze legali e formali sul loro lavoro. Chiamarli “obiettori” non ha senso perché non stanno obiettando a nulla, semplicemente la legge glielo permette e loro lo fanno. Sarebbero obiettori, che so, se per ogni aborto che rifiutano subissero una multa di qualche migliaio di euro. O se non potessero fare carriera. Sarebbero norme ingiuste, penso, contro le quali obiettare. Quei medici potrebbero dire di fare una cosa in coscienza per la quale subiscono un trattamento diverso dagli altri. Quelli di CasaPound che occupano un bel palazzo in centro a Roma senza pagare nulla non sono obiettori di coscienza. Sono approfittatori ben protetti. Non rischiano e non rischieranno niente per un bel po’.

Carola Rackete è obiettrice di coscienza. Si può essere d’accordo oppure no. Ci si può concentrare sull’utilità o meno del suo gesto, sulla sua voglia o meno di apparire, sulla possibilità che ci siano anche astuti approfittatori che orientano SeaWatch e compagnia bella. Di certo però non si può negare questo: la capitana è una che si prende la responsabilità di quello che fa. Non si nasconde con codardia dietro ai voti, all’immunità parlamentare (vedi alla voce Ministro dell’Interno), agli applausi su Twitter e su Facebook. Compie un gesto, lo fa davanti a tutti e si lascia arrestare. Possiamo concordare o meno sul senso della sua decisione. Ma non sul suo valore. E non ditemi che è ben istruita e ricca: quanti ricchi ben istruiti conoscete che hanno voglia di andare sopra a un barcone ad aiutare migranti e a rischiare 15 anni di galera? Fatemi un elenco e vedrete che non sarà molto lungo.

Definire “criminale” Carola Rackete è la solita propaganda governativa. È una che, sì, ha infranto un regolamento ma lo ha fatto consapevolmente davanti a tutti. Sapeva benissimo di essere osservata, filmata, curata a vista da una nazione. Sapeva benissimo quali sarebbero state le conseguenze legali. Ma lo ha fatto comunque. Il dialogo tra cittadini e nazione è fatto anche di questo. Criminale è chi non rispetta una nazione e, di nascosto e con violenza, si sottrae alle regole. Obiettore è chi rimane in dialogo nonviolento con una nazione, qualsiasi nazione sia, e vuole cambiare il luogo in cui vive assumendosi la responsabilità e la fatica di farlo.

Responsabilità e fatica. In fondo, faccende poco ministeriali.