Carola forever

Oggi per me la star assoluta è lei. Me ne assumo tutte le responsabilità. È lei il mito, la rockstar, l’eroina. È Carola Rackete. Una che non puoi taggare sui social perché qui non c’è. Lei è là, a bordo della sua nave, e decide di fare la cosa che le pare giusta. Non lo fa sulla pelle degli altri. Lo fa sulla sua: porta in salvo persone trasgredendo volontariamente una norma e assumendone le conseguenze. Attaccata da chi non si prende la responsabilità, da chi si fa chiamare “capitano” (vedi alla voce Ministro dell’Interno) ma esattamente come capitan Findus esiste solo in tv e nelle comparsate elettorali e mai (mai) al lavoro. Attaccata da chi la considera la “sbruffoncella che fa politica sulla pelle degli immigrati” (vedi alla voce Ministro dell’Interno): si vede che di far politica sulla pelle degli altri se ne intende, e tanto.

No, Carola è il mito. È bella come Giovanna d’Arco. È una Maddalena osteggiata dai soliti pubblicani, l’unica ad aver capito che per contare qualcosa per gli altri occorre fare qualcosa per gli altri. Lei lo fa in mare, e ci racconta una cosa semplice e potentissima: in questo mondo la responsabilità su quel che accade non è di tutti (perché di tutti è generico) ma è di ciascuno. Di ciascuno preso singolarmente. Poi un giorno si scoprirà che c’è qualcosa sotto. Ma io intanto mi godo questo momento. Me lo godo proprio. Carola forever and ever. Mi piace tantissimo questo gesto, annunciare che andrà in porto, superare un confine che nel mare è tracciato solo sulle mappe ma che dalla cabina non vedi. Esattamente come quel confine che certa politica becera vuole tracciare tra persona e persona: se lo guardi, non c’è.

Carola sempre. Vorrei essere un merluzzo e farle compagnia in questo suo andar per mare. È bella come la Pandora di Corto Maltese a cui il bello di Hugo Pratt diceva una cosa stupenda:

«Proprio perché non somigli a nessun altra, avrei voluto incontrarti sempre e ovunque».

Diciamola tutti in coro a Carola: siam con te, perché non assomigli a nessuno di noi.