Il segreto di Nohaila

È una cosa che non faccio mai, ma c’è sempre una prima volta. Quel che segue lo ha scritto Nohaila, una ragazza che abita a due passi da me: le ho chiesto il permesso di riscriverlo qui, e di ospitare le sue parole che sento forti e vicine insieme.
Sono fiero di poche cose ma una è certamente questa, che nel mio piccolo e in apparenza insignificante paese emiliano cresca una nuova generazione di persone così. Dirette. Coraggiose. Libere. Persone che mi fanno dimenticare di quanto ottusa riesca a essere Borgonovo come l’Italia intera, di quanto futuro siano privi i razzisti, di quanta strada si debba ancora fare.
«Oggi, dopo tanto tempo, sono stata chiamata “immigrata”.
Anzi, penso di non essere mai stata soprannominata in questo modo. La mia prima volta non la immaginavo, e se l’avessi immaginata, l’avrei desiderata diversa. Con meno cinismo e più rispetto, sicuramente.
Non ci ho mai riflettuto abbastanza perché, semplicemente, mi sono sempre sentita parte di un paese, di un popolo, che, evidentemente, non è d’accordo sulla mia italianità. Non mi sembra di discostare da questo concetto… d’altronde cosa mi rende così diversa dagli italiani-italiani?
Parecchi, ma non si fanno generalizzazioni, direbbero che è la cultura a creare distacco tra noi. Personalmente, non reputo che il credere che Gesù sia figlio di Dio, che il mangiare salumi, bere alcolici, avere una generazione alle spalle apparentemente italiana, chiamarsi Maria o Giuseppe, festeggiare la Pasqua, il Natale, mangiare ogni giovedì gli gnocchi(…) implichi il sentirsi e l’essere Italiani.
Sono cresciuta anche io con Dragon Ball, Kiss me Licia, con i Plasmon, con Fornaciari, con Benedetta Parodi, con l’Inter, con i verbi transitivi, con la Barilla, con le poesie di Gianni Rodari e i proverbi.
Perché io, nata a Piacenza da genitori arabi, prima di affermare che sono italiana devo avere il timore di essere contestata? Non fraintendete: l’esitazione mi pervade solo per la consapevolezza dell’arrivo di un forte mal di testa alla fine della combattuta discussione, portata avanti cercando di sgretolare qualche muro, che, tante volte, è eretto saldamente.
Posso appartenere a due mondi e prendere da ciascuno il giusto. Cerco il sapere per diventare una persona migliore, cerco il sapere per non credere a tutto ciò che mi si vuol far credere.
Al di là dell’Italia, voglio essere cittadina del mondo. Perché continuare a dire “Italia agli italiani?” e non dire “Italia a chi se ne sente parte”?
Posso essere italo-marocchina senza che venga messo in dubbio?
Fiera di essere tante cose».
Nohaila El Aydani