Non siamo Anne Frank

Se una curva di ultrà razzisti (esistono curve di ultrà non razzisti?) usa Anne Frank per insultare gli avversari, la risposta non può essere “siamo tutti Anne Frank”.
Vestire ora Anne Frank con le maglie di tutte le squadre, farne una bambolina di carta come quelle che c’erano una volta, coi vestitini da ritagliare e sistemare con le linguette, per dire che Anne Frank è di tutti, per dire che tutti siamo Anne Frank, per sentirci tutti un po’ Anne Frank, è un errore. Convinti di difendere la memoria di Anne Frank, si commette un errore speculare, una cretinata, piena di quella superficialità che oggi dedichiamo a una cosa importante di sfuggita, per dedicarci a distanza di poche ore a una nuova cosa importante con la medesima superficialità.

Anne Frank non è di tutti. Anne Frank è Anne Frank proprio perché non è di nessuno. Nessuno è Anne Frank. Anne Frank è Anne Frank proprio perché nessuno è Anne Frank.

Sentirla estranea e diversa è un buon inizio. Avere il tatto che si usa per le cose preziose è un buon primo passo. Decidere di non appropriarsene è l’unica scelta successiva. Appropriarsi di Anne Frank non serve a difenderla, o a renderla più visibile. Dire che siamo tutti Anne Frank non ci rende migliori ma solo più poveri, più distratti. Più ultrà.