Laudatio per Andrea Valente stradellino dell’anno

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Ho accettato con molta gioia di preparare la laudatio per l’amico Andrea Valente nel giorno più bello per uno stradellino. Ringrazio l’Amministrazione Comunale che me ne ha data la possibilità e saluto i presenti col corpo e col cuore a questo appuntamento importante. Tutti ricordiamo Andrea bambino, girare in braghe corte con gli amici per le vie del centro di Stradella. Ricordate? Abitava con i suoi nella zona di Piazzale Trieste, un po’ più verso nord-est. Circa trecento chilometri verso nord-est. Da piccolo ce lo ricordiamo appassionato delle tradizioni più care a noi stradellini: lo speck, il würstel coi crauti, lo strudel. Che lui bambino già avvezzo ai giochi di parole chiamava lo stradel. Birboncello. Lo ricordiamo ragazzo suonare la fisarmonica alternandola agli yodel caratteristici della Val Versa. Poi smise, non si sa perché. O forse fu colpa dei suoi vicini di casa. Lo ricordiamo studente, quando salutò tutti e se ne andò a cercare fortuna a ovest di Broni. Diecimila chilometri a ovest di Broni, in un posto chiamato California dove (pensate!) credono di saper fare il vino buono. Il suo primo impiego fu per un inserto della Provincia Pavese dal nome curiosamente americano, New York Times. Lo ricordiamo giovane mandrillo andare a morosa a Boccazza, a Casa Berni, a Montebruciato, a Orzoni, a Solinga. Se lo ricordano soprattutto le ragazze a cui già allora regalava disegni di pecore nere invece di invitarle a cena. Oggi che ha stabilito il suo nido d’amore con Alessandra qui vicino alla sua terra natia, trecento chilometri sotto la sua terra natia, possiamo solo essere onorati di averlo come concittadino, come vicino di casa, come amico.

 

È il momento delle celebrazioni ma anche delle delazioni.

L’ultimo anno è stato eccezionale per Andrea Valente, per produzione editoriale e riconoscimento della critica. A maggio 2011, in una località a metà strada tra Zavattarello e la Corsica chiamata Genova, ha ricevuto il premio Andersen come miglior autore completo. È il massimo riconoscimento per chi lavora nell’editoria dedicata ai ragazzi in Italia. Nella cittadina situata in quella zona di Lombardia dalla parte sbagliata del Po, Pavia, a maggio 2012 gli è stato dedicato il Festival dell’Illustrazione, con una mostra molto bella e inevitabilmente incompleta, visto il tanto lavoro prodotto da Andrea Valente in questi anni di carriera.

E oggi siamo qui per questo riconoscimento. È il momento delle celebrazioni ma anche delle delazioni.

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Va detto, signor sindaco, signori assessori, gentili consiglieri, che se voi foste stati a casa di Andrea Valente, dove noi siamo stati più di una volta con la scusa di progettare una mostra, di preparare una pubblicazione o più sovente di assaggiare il suo spettacolare risotto, ecco, se voi foste stati a casa di Andrea Valente, mai gli avreste conferito questa onorificenza. Andrea Valente possiede illegalmente una navicella spaziale, non targata e con il codice del telaio grattato via. Sotto casa ha un campo da calcio non dichiarato, uno da basket e in costruzione uno da rugby e uno da pallavolo. Ha una barca da diciotto metri che, a suo dire, ha fatto il giro del mondo. E non la tiene a Portofino o alle Tremiti (perché darebbe nell’occhio, e lui queste cose le sa), ma la tiene a Casa Massimini, perché a Casa Massimini chi la nota una barca a vela da diciotto metri? Ha anche una bicicletta gialla che gli avevamo regalato noi, ma forse quella è legale. Ha un cassetto pieno di medaglie d’oro olimpiche e ben nascoste da sguardi indiscreti detiene diverse mensole di perché e nove cassapanche di chissà. Alcune volte, sfacciatamente e incurante delle leggi, ce li mostra come trofei o li sistema nei suoi libri. Ma la cosa più grave è che Andrea Valente ha un ovile che non paga l’Imu.

Signor sindaco, cari presenti, mi spiace dare queste notizie nefaste in un giorno così bello, ma a onor del vero devo aggiungere che le pecore sono tutte in nero. E anche assai simpatiche.

 

Uno scrittore è egli stesso un luogo. È il domicilio ambulante delle proprie idee.

Un autore non è di nessun luogo. Questo bellissimo premio che Stradella riconosce ad Andrea è un po’ come una adozione. Però a distanza. Perché un autore lo puoi adottare solo restandone distante. È come quei gatti che passano a mangiare un boccone, ti chiedono una ciotola di latte e una carezza. Ma in casa non entrano mai. Andrea Valente è sempre in tour, su e giù per l’Italia a raccontare storie, preparare incontri, presentare libri, ospite di festival importanti, di biblioteche e scuole. A pensarci bene, forse in un anno Andrea Valente passa più notti a Stradella che giorni. Ma questo non sminuisce la città, anzi. Marvin Gaye diceva: «Là dove lascio il mio cappello, questa è casa mia». Chissà dove lascia il suo cappello Andrea, però è certo che se ha scelto questo luogo non è stato un caso. Forse un naso.

Uno scrittore è egli stesso un luogo. È il domicilio ambulante delle proprie idee, delle proprie storie. Vivono in lui i personaggi dei suoi libri e tutti gli altri, che sono molti di più, che nei libri non ci sono ancora finiti, che ci finiranno presto o che non ci finiranno mai. Ogni scrittore è una casa, senza cancello, senza nome sulla porta, senza campanello. La porta sono le copertine dei libri. Il salotto sono le sue parole. Ogni autore è in verità in nessun luogo, è come l’indirizzo di un fiore, come quel fiore che Andrea mette qui e là nei suoi disegni, è come chiedere l’indirizzo di una rondine.

A proposito di nasi pronunciati, quando Fausto Coppi vinse la sua prima gara importante, al Sestriere, il radiocronista della Rai disse: «Un uomo solo al comando», e quelle parole divennero celeberrime. Ma credo che ancor più importanti furono le parole che seguirono: «La sua maglia è biancoceleste». Fausto Coppi volava letteralmente in bicicletta, e su quelle montagne avrebbe forse voluto essere come un uccello, andarsene per il cielo. Quando insegui qualcosa, finisci per somigliarle. Ognuno di noi cerca di avvicinarsi ai propri desideri più forti, e la maglia biancoceleste di Coppi ce lo ricorda: voleva essere cielo anche lui.

Così è per Andrea Valente: è uno che per tutti questi anni, con dedizione, felicità e quella montagna russa di piaceri e fatiche che è l’editoria, ha cercato di somigliare ai suoi sogni più belli. E ci è riuscito, con le sue parole, i suoi disegni, il suo stile. Una città che premia uno scrittore in fondo annuncia a tutti la volontà di somigliare ai suoi desideri, di renderli patrimonio essenziale come un’allacciatura dell’acqua, un marciapiede, un parco giochi. E la voglia di essere tutti, forse per un giorno soltanto, pecore nere.